L’idea: se non ripago chi si è sacrificato per me sono un egoista, è una mappatura concettuale limitante, direttamente legata ai sensi di colpa. Per liberarsi da questa limitazione, può risultare molto utile considerare l’effettivo significato del concetto di sacrificio.
Sacrificarsi?
Il concetto di sacrificio deriva dal latino sacrificium: sacer + facere, “rendere sacro“.
Sacrificarsi significa pertanto rendersi sacri, trascendendo l’inferiore che rappresentiamo, in modo da divenire il Superiore a cui miriamo.
Sacrificarsi per altri significa, invece, rendersi sacri agendo per altri. Le espressioni: rendersi sacri attraverso l’interagire con altri, ovvero, rendersi sacri aiutando altri, sono perciò più corrette di sacrificarsi per altri.
Sacrificio e recriminare
Il sacrificio non può in nessun modo essere ragione di recriminazioni, di opportunità perdute perché ci siamo dedicati ad azioni che non hanno prodotto i frutti desiderati. Il sacrificio è di per sé risultato. L’Elevazione, Umanizzazione, è implicita nel sacrificio. Se l’azione non produce Umanizzazione, significa che non si tratta di sacrificio, ma di qualcos’altro che definiamo con la parola sacrificio.
Inizialmente il sacrificio può essere inteso come investimento che darà frutti in futuro. Sacrificandoci comprendiamo però che meglio ci sacrifichiamo, più ci Umanizziamo. Pertanto che il sacrificio è di per sé un risultato positivo: ogni passo in avanti è inevitabilmente un passo in avanti. È assurdo dipendere dall’attaccamento al proprio camminare, anche nel senso di pensare: il passo che sto per fare mi porterà un passo più avanti sul cammino.
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