Realizzare la decisione di perdonare
Chiaramente c’è bisogno della capacità di realizzare la decisione, in modo che voglio significhi posso. Volere è potere soltanto se c’è la capacità di realizzare la decisione. Decidersi per la direzione giusta è però un punto fondamentale. Senza iniziare il percorso non possiamo portarlo a termine. Iniziandolo giustamente abbiamo maggiori possibilità di percorrerci giustamente. La decisione diretta, senza concettualizzare superfluo, è molto vantaggiosa. Basta esprimerla e già si attivano processi risolutivi. Dipendenti anche da quanto siamo risoluti nel decidere e dalla capacità di avviare processi risolutivi.
I concetti condizionano gli eventi, interiori ed esteriori. Appurato che il perdono è positivo, decidendo di voler perdonare aumentano le possibilità di creare soluzioni. Domandandosi, invece: Voglio perdonare o no?, si crea indecisione, allontanano soluzioni. L’eventuale domanda: Riuscirò a realizzare ciò che mi sono proposto? dovrebbe essere sostituita da: Cosa devo fare per realizzare ciò che ho deciso?
Chiaramente, è fondamentale che ciò che si è deciso sia anche veramente giusto, che porti verso maggior bene, altrimenti si possono perseguire molto bene finalità bassamente malefiche.
Le azioni propositive iniziano da intenzioni propositive, perciò è bene riempire lo spazio mentale con la decisione di voler perdonare, anche per togliere spazio a correnti negative. Se si propende, come dovrebbe essere, per il bene, è necessario passare il prima possibile alla decisione di voler perdonare, senza transitare attraverso passaggi elucubrativi.
È bene ricordarsi che elucubrare non significa, chiaro, elaborare qualitativamente. L’elaborazione positiva porta al perdono, non a elucubrazioni sul perdono. La vera elaborazione porta alla sintesi, nel nostro caso al perdono. Se non c’è sintetizzazione, soluzione qualitativa, è elucubrazione.
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