
L’accettazione implica la comprensione che il fatalismo non è la soluzione.
Mi apro a tutte le soluzioni e
guarigioni per superare il fatalismo.
Dobbiamo tendere a un volere, sentire e sapere di sempre maggior qualità. Il fatalismo è la negazione di questi tre aspetti: relega l’uomo al ruolo di macchina. Sincronizzarsi con il superiore è ben altra cosa del fatalismo. Tendere al superiore fa emergere la Volontà, mentre il fatalismo è il percorso dell’impotenza esistenziale: la glorificazione inconsapevole della meccanicità.
Chiedo alla Luce Originale di aiutarmi a riconoscere e scorgere la meccanicità.
Mi apro a riconoscere e realizzare:
Volontà – Amore – Sapere.
Dobbiamo discernere il fluire con il superiore dall’andare alla deriva con l’inferiore. Tuffarsi in acqua limpida è ben altra cosa del tuffarsi in acque reflue. Se già ci troviamo in tali acque dobbiamo trattarle purificandoci e consapevolizzandoci. Dirsi le acque reflue vanno bene, oppure: così ha voluto Dio, significa non rispettarsi. Dio vuole il meglio per l’essere umano che deve usare l’arbitrio per scegliere il meglio per sé stesso: ciò che lo rende essere umano migliore.
Chiedo alla Verità l’aumento infinito della qualità del pensare – sentire – volere.
Quando ci rendiamo conto che siamo portati dall’inferiore non dobbiamo “accettare” passivamente la deriva, nel senso di: va bene così. La disumanizzazione non è in linea con le esigenze dell’essere umano. Accettare la situazione significa constatare l’effettivo stato delle cose e adoperarsi per migliorare la situazione: puntare verso il Superiore, farci aiutare dal Superiore per scoprire piani più elevati di noi stessi.
Mi apro a riconoscere interiormente influssi Superiori,
È assurdo non “accettare” una data situazione dato che è il risultato di innumerevoli processi. La non accettazione è questione di ignoranza basata sul non essere consapevoli che la circostanza è il risultato dei “miliardi di miliardi di miliardi” di processi che l’hanno preceduta (sia sul piano della simultaneità sia nell’ambito della sequenzialità). D’altronde è assurdo anche accettare le situazioni semplicemente perché l’inevitabilità è questione di constatazione, non di accettazione. Attenzione, la Constatazione implica la Prospettiva Identità, l’unica a rendere possibile lo scrutare Intuitivo dei processi Onnicomprensivi: riconoscere sensorialmente senza dualità la distinzione soggetto-oggetto dalla prospettiva in cui soggetto e oggetto sono Unico Pensiero Vivente. Nel senso più stretto del termine, accettare significa Constatare il Tutto e Agire in quest’Ottica.
Chiedo al Pensiero Vivente di Vivificarmi.
Mi apro all‘emersione della Prospettiva Identità.
Comunque, accettare senza la consapevolezza che lo scopo dell’essere umano è il superiore, significa subire l’essere posti nel regno animale, vegetale e minerale. La differenza è che non disponendo di arbitrio gli appartenenti a questi tre regni non possono essere nemmeno fatalisti. Solo l’uomo può essere fatalista, anzi nemmeno l’uomo può esserlo. Nel senso più stretto del termine siamo soltanto ciò che abbiamo integrato nell’Identità e non possiamo integrare ciò che subiamo. La Volontà di esprimersi dell’Identità (non la mera volontà intellettuale, il volere forzato dalla sola testa) è la base del principio dell’Io Sono espresso, che è anche la base di successive integrazioni nell’Identità.
Io sono, chi?
Non dobbiamo “accettare l’accettazione” passiva, perché è qualcosa che subiamo, che ci fa deviare dal percorso di miglioramento umano. L’accettazione implica assertività. “Accettare” i vizi significa subirne i meccanismi. Non possiamo realizzare i vizi semplicemente perché li subiamo: realizzare i vizi, è un ossimoro. Dell’accettazione fa parte la realizzazione delle virtù, che implica un aumento del grado di consapevolezza, quindi assertività. Essere più consapevoli significa anche essere maggiormente assertivi: la capacità di mantenere lo Stato Originale è l’assertività base di ogni assertività espressiva.
Chiedo alle Virtù di farsi strada in me.
Mi apro alla realizzazione della struttura dell’Etica.
Non tutte le forze della Totalità sono favorevoli all’essere umano, anzi. Ci sono forze ostacolanti. Vanno approcciate in modo consapevole, fruendo giustamente dell’arbitrio per renderlo libero realizzandoci come sempre maggior bene.
Chiedo al Bene Assoluto di aiutarmi
a realizzarmi come bene sempre maggiore.
La “non accettazione” può essere caratterizzata sia dal combattere la situazione del momento sia dall’accettare passivamente (o meglio: subire) l’inferiore. L’accettazione implica il tendere a miglior volere, sentire e sapere. Nel mondo animale possiamo trovare sapere solo sugli aspetti animali dell’essere umano, non sugli aspetti umani, che implicano la consapevolezza di sé, la quale va fruita in modo da riconoscere la Coscienza del Sé Identità. Dobbiamo tendere al Superiore: realizzare esperienze umanizzanti da integrare nell’Identità precedente ogni espressione manifesta.
Mi apro a tutte le esperienze profondamente umanizzanti di cui ho bisogno.
Mi apro a realizzare il Significato Massimo della vita.
La non accettazione è questione di ottusità: è intelligente non accettare l’inevitabile risultato di innumerevoli dell’eterno? La non accettazione è questione di ignoranza. Pensare: non accetto che il sasso mi è caduto in testa, è negare l’ineluttabilità dei processi che hanno portato all’evento, ovvero: sono stati l’evento stesso. L’accaduto è questione di ineluttabilità, ma l’accettazione implica la presa di posizione: devo essere più consapevole in modo da evitare futuri incidenti.
Mi apro alla massima consapevolezza
possibile – attimo dopo attimo.
Pensare che le cose sarebbero potute andare diversamente da come sono andate è questione di superbia, nel senso che si ritiene implicitamente che la nostra volontà sia superiore ai processi onnicomprensivi: una specie di delirio di onnipotenza. Per questo accettare significa constatare l’inevitabilità di ciò che è accaduto e allo stesso tempo adoperarsi come processo di miglioramento, che implica il trascendimento del fatalismo, che è anche nutrimento delle forze ostacolanti. L’Accettazione è la Constatazione derivante dalla Prospettiva Identità, che (è l’unica che rende possibile la) Visione Integrale.
Voler dominare la totalità è un aspetto del fatalismo (perché è impossibile), che significa anche voler dominare altri. Ciò si ritorce sempre contro: a subire il fatalismo. L’accettazione senza comprensione è non accettazione: la Comprensione implica la Prospettiva Identità (Esistenza – Coscienza – Beatitudine).
Abbandono al Bene Assoluto ogni
forma di dominio e controllo manipolatorio.
La potenzialità che dobbiamo realizzare è imparare a sincronizzare le vibrazioni in modo da Essere Prospettiva Identità il più spesso e il più a lungo possibile, anche per Essere quotidianamente Amore Assoluto (Beatitudine) esprimentesi come Volontà.
Mi apro alla sincronizzazione perfetta
per riconoscermi Amore Assoluto.
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