
I contenuti di questo blog sono tratti dai libri di Andrea Pangos e approfonditi durante i suoi corsi.
Il Richiamo dell’Assoluto: Qual è il rapporto tra Gravità, Meditazione, Coscienza e la relazione Maestro–Allievo?
Gravitare verso il Sé: il Cosmo come Meditazione
Affrontiamo ora la gravità, in quanto direttamente collegata alle vibrazioni trasmigranti e all’Assoluto come elemento di massima sincronizzazione, C⁶.
Come vedremo, la gravità è in pratica la dinamica fondante per il passaggio dall’assenza di sincronizzazione (C¹) sui tre assi, alla sincronizzazione massima, cioè C⁶.
Ciò ci permetterà di comprendere anche alcune dinamiche relative alla meditazione, al percorso spirituale e al rapporto maestro–allievo, il che dovrebbe aiutare a liberarsi da proiezioni e abbagli riguardo a questa dinamica.
Nel Secret of Sankhya, la gravità non è considerata una forza indipendente, ma un fenomeno emergente dalla sincronizzazione degli elementi all’interno di un sistema.
Quando, con lo Andhatamishra , un segmento dell’Assoluto perde coerenza, si genera una desincronizzazione vibrazionale (radiazione di Mulaprakriti), dando inizio alle vibrazioni “trasmigranti” e all’attuazione del cosmo, come strumento di equilibratura in funzione dell’oscillatore perpetuo spaziale.
Le Mulaprakriti “trasmigranti” vengono poi resincronizzate e reintegrate nell’Assoluto, attraverso un ciclo noto come involuzione ed evoluzione, o le sette metamorfosi della Terra.
In termini cabalistici, si tratta della Luce Diretta e della Luce di Ritorno, anche se — come vedremo — la Luce riguarda soltanto i passaggi C² (Fotone Sferico) e C¹ (Fotone elettromagnetico).
In sostanza, la gravità non è una forza autonoma, ma il risultato della migrazione dello stress vibrazionale in un sistema che evolve verso maggior sincronizzazione.
Il buco nero al centro della nostra galassia, essendo la struttura più sincronizzata e massiccia, attrae gli elementi cosmici: ogni sistema tende a sincronizzarsi con ciò che è più stabile.
Ciò che interpretiamo come forza di attrazione è, in realtà, il riflesso della migrazione dello stress vibrazionale, cioè delle Mulaprakriti che compongono l’Immanente, verso l’integrazione nella modalità Assoluta.
Questa interpretazione della gravità, basata sulle equazioni assiomatiche reali, integra la relatività generale e la gravitazione quantistica.
Le vibrazioni trasmigranti sono lo stress interattivo, cioè il Dukkha, che nel buddhismo è interpretato come dolore, ma che, in realtà, ha origine immediatamente dopo lo Tzimtzum.
L’Assoluto è il Nirguna Brahman, o stato di Kaivalya, cioè il Nirvana: non è uno stato da realizzare, ma che, dalla prospettiva dell’Immanente, semplicemente emerge una volta soddisfatte determinate condizioni relative all’immanente.
Tutto ciò rappresenta un ulteriore elemento a favore dell’affermazione che esiste un collegamento profondo tra la scienza esatta e i concetti tradizionali spirituali.
La gravità e lo yo-yo
Immagina uno yo-yo in movimento: quando lo lasci andare, scende lungo il filo che si srotola attorno al perno, allontanandosi dalla mano. Tuttavia, grazie alla tensione del filo, risale verso il punto di partenza.
Questo ciclo rappresenta l’equilibrio tra due forze:
- L’energia cinetica che spinge lo yo-yo verso il basso (desincronizzazione vibrazionale).
- La tensione del filo, che lo riporta verso l’alto (tendenza alla sincronizzazione).
Analogamente, la gravità non è una forza autonoma, ma un meccanismo di riequilibrio vibrazionale: dopo essersi disallineati dall’Assoluto, gli elementi di un sistema tendono naturalmente a risalire verso uno stato di maggiore sincronizzazione.
L’Assoluto è il perno centrale: immobile, ma contenente il potenziale dello srotolamento.
Le Mulaprakriti “si muovono” in vari passaggi tra desincronizzazione e sincronizzazione, proprio come lo yo-yo oscilla tra il punto più basso e quello più alto del suo ciclo.
Abbiamo scelto di scrivere “si muovono” tra virgolette perché, in realtà, le Mulaprakriti non si spostano nello spazio: attraversano stati vibrazionali differenti, variando il proprio grado di sincronizzazione, senza mai uscire dalla loro posizione funzionale.
Come il filo dello yo-yo ritorna al suo perno, così ogni vibrazione cerca la sua coerenza.
Il ritorno alla modalità Assoluta non è una spinta: è Naturalezza esistenziale.
Da qui si comprende il senso profondo di affermazioni come “Tornare a Casa” o “Tornare all’Origine”.
Processo meditativo del Cosmo
Il “viaggio del cosmo verso il buco nero” può essere inteso come un processo meditativo che conduce alla Meditazione Massima, cioè al presentarsi del Nirvana, cioè dell’Assoluto.
La visione esteriore di questo viaggio, rappresentata graficamente, riflette i nostri processi interiori.
Come Identità (Sé, Purusha, Adam Kadmon), siamo un micro buco nero;
come espressione dell’Identità, siamo un microcosmo in sincronizzazione con stati sempre più elevati.
Possono esserci fasi di minore o maggiore sincronizzazione, ma quella finale è inevitabile.
Dobbiamo considerare che le elaborazioni grafiche del cosmo:
- sono una proiezione-interpretazione della scienza mainstream,
- rappresentano in modo sensibile ciò che è essenzialmente sovrasensibile.
Ciò vale anche per la percezione sensibile in generale:
il nostro ambiente esistenziale è fondamentalmente pre-elettromagnetico, e la sua proiezione a livello sensibile si manifesta attraverso la radiazione elettromagnetica.
Queste elaborazioni grafiche possono comunque aiutare a comprendere come i sistemi meno coerenti tendano a sincronizzarsi con quelli più stabili, grazie al potere di “attrazione” gravitazionale sincronizzante dei sistemi maggiormente coerenti.
Maestro e allievo: un processo di sincronizzazione
Ogni essere umano è Spazio. Le leggi che regolano i buchi neri e le galassie valgono anche per ciascuno di noi, sebbene con differenze nell’ampiezza delle dinamiche gestibili.
Nel rapporto tra maestro e allievo, il maestro è un sistema più sincronizzato, verso il quale gravitano gli allievi, ossia sistemi meno sincronizzati.
Questo principio — per cui i sistemi meno coerenti gravitano verso quelli più coerenti — è l’essenza dell’influsso spirituale, ovvero del processo di spiritualizzazione.
Un maestro può essere sconosciuto sul piano terrestre, ma ben conosciuto sui piani superiori. Comprendere questa realtà aiuta a superare mistificazioni, dogmi e fantasie sul rapporto maestro–allievo.
I maestri agiscono sugli allievi anche senza un contatto diretto o riconosciuto sul piano sensibile.
Il loro influsso è sempre positivo, poiché favorisce un aumento della sincronizzazione negli allievi.
Se questo processo non avviene, allora chi è definito maestro non lo è realmente, poiché non contribuisce alla sincronizzazione.

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