
I contenuti di questo blog sono tratti dai libri di Andrea Pangos e approfonditi durante i suoi corsi.
Non dualità – possiamo spiegarci l’Assoluto? Il Nirguna è veramente immutabile
L’Importanza di Spiegarsi l’Assoluto – Comprendere il Nirguna
Il Nirguna è l’Assoluto.
Il Saguna Brahman è talvolta definito come “Assoluto relativo”, ma poiché un Assoluto non può essere relativo, riteniamo improprio tale accostamento.
Riflettere sull’Assoluto non è solo un esercizio intellettuale: è una pratica meditativa che apre a una visione più vera, andando oltre preconcetti e interpretazioni fuorvianti. Spiegarsi l’Assoluto non significa accumulare nozioni, ma attivare il Puro Pensare per far emergere il Pensiero Vivente, superare il nominalismo e maturare spiritualmente.
L’Assoluto non è qualcosa di inaccessibile o indefinibile: con gli strumenti giusti, possiamo avvicinarci a una comprensione autentica.
Poniamoci dunque domande essenziali:
• Cos’è l’Assoluto?
• Cosa intendo davvero quando penso o dico: Assoluto?
• Perché l’Assoluto è l’Assoluto?
Alcuni ritengono che l’Assoluto non possa essere spiegato perché è oltre la mente. Invece con il giusto approccio può essere spiegato in modo dettagliato e in modo incontrovertibile. Secondo altri, invece, essendo l’Assoluto oltre la mente, non serve spiegarselo. l fatto che sia oltre i concetti non significa però che le verità su di esso siano irrilevanti, anzi. Non conoscerle significa lasciare spazio a falsità, ed è una forma sottile di autoinganno.
Tra l’altro, le idee distorte sull’Assoluto generano paura. Alcuni temono di annientarsi al suo apparire, come se fosse separato da loro o come se non ne facessero già parte.
I concetti non sono la Realtà, così come le spiegazioni della mela non sono la mela. Ma sapere che la mela è commestibile può salvare una vita. Allo stesso modo, comprendere qualitativamente l’Assoluto aiuta a superare il dogma che sia inspiegabile.
Le idee plasmano la vita. Non saperle usare con discernimento significa subirne il potere. Spiegarsi l’Assoluto è anche un atto di chiarezza e di libertà.
Riflettere giustamente sull’Assoluto orienta la mente verso il Superiore e favorisce l’emergere dell’Eterno.
Spiegarsi l’Assoluto è anche spiegarsi il Sé, il Purusha.
È necessario liberarsi dall’idea che l’Assoluto sia intrinsecamente inspiegabile perché oltre la mente. È proprio grazie alla mente – in quanto facoltà concettuale – che possiamo avvicinarci alla sua comprensione. Persino l’affermazione “la mente non può spiegarlo” nasce dalla mente stessa. È dunque essenziale che la mente impari a spiegare sé stessa.
Cos’è la mente?
So cosa intendo davvero quando dico: mente?
Con gli strumenti concettuali adeguati, alcuni aspetti dell’Assoluto possono essere compresi con maggiore immediatezza di molti fenomeni fisici. La sua complessità non richiede conoscenze tecniche, ma solo l’uso coerente di concetti fondamentali e logica chiara.
La domanda chiave resta:
Perché l’Assoluto è l’Assoluto?
Perché esiste a prescindere da tutto il resto, che è comunque una Sua espressione.
Cosa esiste a prescindere da tutto il resto?
Lo Spazio.
Essendo il Nirguna lo Spazio originario – o meglio: lo Stato originario dello Spazio – possiamo allora chiederci:
Perché lo Spazio è lo Spazio?
Nel capitolo dedicato allo Spazio vedremo che spiegarsi, almeno basilarmente, perché lo Spazio esiste a prescindere, richiede soltanto buon senso. Qui anticipiamo alcune verità fondamentali, che saranno approfondite nei capitoli successivi:
• L’Assoluto è l’Assoluto perché esiste a prescindere da tutto il resto, che è comunque una Sua espressione. Ma cosa si intende per “tutto il resto”? È semplicemente l’auto-espressione dell’Assoluto in Sé Stesso (non esistendo un “altrove”). Le distinzioni necessarie saranno trattate più avanti.
• Non può esistere inesistenza: c’è solo Esistenza. L’Assoluto è l’Esistenza Prima e Unica. Poiché creare significherebbe trarre dal nulla — e il nulla non esiste — l’Assoluto non può essere stato creato.
• Non possono esserci due Esistenze Prime. Possono apparire come distinte solo le manifestazioni dell’unica Esistenza.
• Lo Spazio è l’aspetto primario dell’esistenza: Durata senza fine, Esistenza assoluta. Poiché il vuoto equivarrebbe a inesistenza — e l’inesistenza è impossibile — lo Spazio è necessariamente interamente composto da elementi basilari.
• L’Assoluto è eterno, senza soluzione di continuità. Non è preceduto da altro, perché non c’è un “prima” dell’Essere.
• L’Assoluto non “è” Assoluto come qualità: l’Assoluto è l’Assoluto.
• L’Assoluto è l’Esperienzialità originaria: la Beatitudine. Più precisamente, la Beatitudine è l’esperienzialità dell’Assoluto. Senza questa esperienza fondamentale, nessun’altra esperienza sarebbe possibile. Ogni esperienza è un’attuazione del Potenziale insito nel Principio-Beatitudine. La Beatitudine è l’unica esperienza realmente non duale: per questo, l’Assoluto non solo è sperimentabile, è l’unica Esperienza Reale.
• I componenti base dell’Assoluto, essendo eterni, devono essere tutti uguali, “formatisi” simultaneamente come unico attimo. Sono gli unici elementi esistenti, e ogni cosa è composta da essi. Questa affermazione sarà giustificata nei prossimi capitoli.
• Gli elementi basilari non sono statici. Se vi fosse staticità assoluta, non esisterebbe alcun processo. Ma poiché esiste dinamicità, la staticità assoluta è impossibile. L’Assoluto è Dinamicità.
• Gli elementi basilari occupano tutto lo Spazio e, non potendosi spostare, interagiscono: si influenzano reciprocamente. Queste interazioni si manifestano come:
- compressione (collisione),
- espansione (reazione),
- risonanza (collegamento vibrazionale).
Ne derivano tre modalità dinamiche: compressiva, risonante, espansiva.
L’Assoluto è Immutabile?
Si dice che l’Assoluto sia immutabile. Alcuni interpretano questa immutabilità come l’essere un blocco unico, privo di processi. Ma un tale blocco sarebbe formato solo da sé stesso, dunque statico, inerte, privo di qualunque possibilità dinamica: ciò è in contraddizione con l’evidenza cosmica; il Cosmo è l’Apparire (di parte del Potenziale dato dall’Assoluto) dell’Assoluto a Sé Stesso in Sé Stesso: soltanto il Primo può essere l’Osservatore.
L’Assoluto è peranto necessariamente composto da innumerevoli processi. La Base di ciò che è molteplice non può che essere essa stessa molteplice.
Il Cosmo, cioè l’Immanente è il risultato del rapportarsi di elementi che originariamente fanno parte dell’Assoluto. La loro relazione e differenziazione dimostrano che l’Assoluto non può essere un blocco unico indistinto.
Per chiarire questo concetto, possiamo usare una metafora: osservando un blocco di granito, potremmo pensare che sia un’entità uniforme. Ma sappiamo che è composto da molecole, atomi, quark, vibrazioni, campi, costanti: un’infinità di microprocessi in interazione. Così anche l’Assoluto — pur nella sua apparente immutabilità — è dinamico nella struttura originaria.
Se l’Assoluto fosse (per assurdo) un blocco unico indiviso, non sarebbe possibile alcuna differenziazione, e dunque nessun Cosmo. Ma il Cosmo è, di fatto, l’attuazione del poteziale dato da segmenti della molteplicità implicita nell’Assoluto.
Affido alla Verità
tutte le idee sbagliate sull’Assoluto.
Mi apro a comprendere
nettamente le dinamiche dell’Assoluto.
Mi apro all’aumento infinito
della capacità di spiegare l’Assoluto.
Mi apro al Presentarsi dell’Assoluto.
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