Non dualità – Essere (il) nulla? L’illusione del nulla: errori spirituali e verità dell’Essere.

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Non dualità - Essere (il) nulla

I contenuti di questo blog sono tratti dai libri di Andrea Pangos e approfonditi durante i suoi corsi.

Non dualità – Essere (il) nulla? L’illusione del nulla: errori spirituali e verità dell’Essere.

Essere (il) nulla? L’illusione del nulla: errori spirituali e verità dell’Essere Om! Quello è Pienezza, questo è Pienezza; dalla Pienezza si attinge Pienezza. E dopo aver preso Pienezza dalla Pienezza, rimanesempre Pienezza. Om! Pace, pace, pace!
Brhadaranyaka Upanisad

Il concetto di “essere il nulla”, utilizzato in alcuni linguaggi di tipo spirituale, può portare a gravi malintesi. Questo termine viene talvolta utilizzato per descrivere lo Stato Supremo (Nirguna) o lo stato di Verità. Tuttavia, se la Verità fosse il nulla, essa non esisterebbe. Ci sarebbe, eventualmente, soltanto l’idea di Verità. 

Affermare di essere il nulla è questione di irresponsabilità. Significa mentire, pertanto fuorviare.

Per precisione, nessuna affermazione può derivare dallo Stato Supremo, poiché è privo di concettualità. Chi ha riconosciuto lo Stato Supremo (partendo dall’immanente) può esprimere questa affermazione solo in discesa, ovvero quando riappare la capacità di concettualizzare.

Se derivante dall’aver riconosciuto il Trascendente, partendo dall’Immanente (perché in quanto Trascendente siamo anche Conoscenza del Trascendente Stesso), il motivo di questo fraintendimento può risiedere nella radicale differenza tra l’esperienzialità immanente e quella trascendente, che viene erroneamente interpretata come assenza, mentre è Pienezza.
L’integrità richiede sia la giusta sperimentazione sia la giusta definizione.

Se qualcuno avesse sperimentato il nulla (mera ipotesi poiché non possiamo sperimentare ciò che non esiste), non potrebbe nemmeno sapere di averlo sperimentato. Per essere nulla, dovremmo sperimentare il nulla. Per sperimentare il nulla, dovremmo essere nulla. Quindi, sarebbe impossibile affermare di essere il nulla. Affermare di essere nulla equivale a dire: non ci sono, o perlomeno non c’ero.

Chi non riconosce come esistenza ciò che ha sperimentato, o sta sperimentando, dovrebbe almeno riconoscere: sto constatando me che constato che non c’è nulla oltre a me. Sarebbe comunque un errore, perché egli stesso non può essere il nulla: affermare qualsiasi cosa significa affermare la propria esistenza. 

Terminata “l’esperienza del nulla”, il singolo potrebbe affermare di essere stato il nulla. Ma se il singolo fosse stato il nulla, non potrebbe poi essere di nuovo qualcosa; dovrebbe essere sempre nulla. Se avesse “veramente” fatto “l’esperienza di un ipotetico nulla”, sarebbe comunque stata un’esperienza, cioè qualcosa. Non riconoscendo più i piani più grossolani può sembrare che sia comparso il nulla; ma come potrebbe apparire ciò che non esiste? I livelli esistenziali più sottili possono sembrare essere il nulla, ma certamente non lo sono. Si tratta di livelli esistenziali, non di “livelli inesistenziali”.

L’idea di essere il nulla può favorire l’aspirazione assurda di voler essere nulla. Inteso come Stato Supremo, il “nulla” è immensamente ambito da alcuni, ma questa ambizione è irrealizzabile. Per essere nulla, dovremmo divenire nulla, cioè passare dall’essere qualcosa a essere nulla, che significa diventare radicalmente altro da sé (passare dall’essere al non essere), il che è chiaramente impossibile.

Il concetto di non credere al valore spirituale della forma individuale dell’Io deriva da dottrine tradizionali, che oggi si oppongono alla liberazione dell’uomo, che si compie solo mediante la pura individuazione dell’Io.
Massimo Scaligero

L’aspirazione al nulla si dissolve alla luce dell’evidenza: in quanto Sé, siamo eternamente partecipi della realtà del Nirguna — che non è vuoto, né nulla, ma Pienezza assoluta, la cui assolutezza, sconosciuta all’immanente, può essere erroneamente interpretata come nulla.

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