Peccato e Volontà Divina? (2008)

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Peccato e Volontà Divina? (2008)

L’idea di non aver rispettato il cosiddetto volere di Dio genera un particolare senso di colpa, la sensazione di aver peccato.

Volere di Dio è soltanto un’idea, Dio non ha volere. Ricordarsi che tutte le regole sono state decise dagli uomini, non da Dio, è un ottimo antidoto per eliminare l’immaginazione che Dio si sia risentito, perché non si sono rispettate certe regole relative alla cosiddetta volontà divina. Dio non ha mai proferito parola, sono gli uomini a mettergli parole in bocca, spesso per tornaconto personale, nazionale o istituzionale. E poi, come potrebbe giudicare e risentirsi Dio, non disponendo dell’intelletto? Il senso di colpa derivante dall’idea di aver offeso Dio è una fantasia malsana.

Dio non pensa e quindi non può offendersi, sia se come Dio si intende l’Assoluto, l’Origine, sia se si intende l’Amore, la pura esperienza di esserci. In questo contesto, offendere Dio può essere inteso come ostacolare l’esprimersi dell’Amore attraverso l’Amare, mentre i sensi di colpa possono essere definiti anche come ostacolo per scoprire Dio e comprendere che non si offende.

Il senso di colpa verso Dio va visto comunque come conflitto tra la parte di sé definita come io e i propri segmenti formati da idee, emozioni, immagini relative a Dio. L’idea di aver peccato può nuocere alla qualità della vita, anche a causa delle paure sul destino post mortem, relative al presunto inferno e purgatorio. Con la morte termina la possibilità di fare esperienze, pertanto dopo la morte non possono esserci luoghi o stati come inferno, purgatorio e Paradiso. Tre concetti che possono essere utilizzati in riferimento alla vita: l’inferno è la vita poco consapevole, il purgatorio è la vita che si sta consapevolizzando, mentre  la vita Illuminata è il Paradiso.

 

 

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