Perfezione e miglioramento

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Essere migliorabili significa per forza di cose essere imperfetti, la perfezione non è migliorabile. L’idea che siamo perfetti a prescindere, cara ad alcuni, è un tentativo maldestro di associare l’ineluttabilità alla perfezione. Affermare che siamo perfetti significa esprimere che non siamo migliorabili, negando così il Potenziale Assoluto e le capacità del cervello di migliorare le proprie performance, cosa scientificamente dimostrata. La funzione basilare del cervello è proprio quella di crearsi per manifestare il Potenziale Assoluto. Questo significa anche che la realizzazione definitiva non esiste. Il cervello può aumentare enormemente le proprie capacità manifestative, soprattutto grazie alla sua plasticità. La realizzazione di un’abilità può essere la soglia per migliorare la stessa e il manifestarsi di nuove capacità, anche grazie a sinergie con altre capacità. Rispetto al potenziale miglioramento il nostro stato è dunque sempre lacunoso, ma questo non deve far pensare di essere sbagliati. Siccome siamo ciò che ineluttabilmente siamo, non potremmo essere diversi e faremmo bene a rendere inevitabile il miglioramento. Colpevolizzarsi significa colpevolizzare l’ineluttabile, forma estrema di drammatizzazione, diminuendo le possibilità di miglioramento. Attribuendo la Perfezione all’Origine, l’individuazione implica imperfezione. Comprendere questo aiuta a pacificarsi con se stessi a liberarsi dall’idea di dover, poter, essere perfetti, perché come individuazione si è comunque destinati all’imperfezione, mentre come Origine, che è la Reale Identità, si “è” già la Perfezione Assoluta.

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