La sofferenza non evolutiva – serve? (Brano del 2005)
Consapevolizzandosi, la mente può anche soffrire, ma la sofferenza non deve essere lo stato predominante nel lungo periodo. Quando l’afflizione porta a ulteriore pena e non al trascendimento della stessa, non si sta sicuramente progredendo nella consapevolizzazione.
Alcune menti credono addirittura che sia necessario soffrire per divenire veramente, che la sofferenza fa maturare e che sia uno stato naturale. Invece la sofferenza non conseguente alla consapevolizzazione fa ammalare, ostacola il divenire veritiero e rovina la vita. La sofferenza può essere benefica soltanto quando è una conseguenza della consapevolizzazione. Lo è nella misura in cui avvicina all’Amore.
La sofferenza esclude l’Amore e invalida la vita. Per poter veramente aiutare il prossimo e Amarlo come se stessi, è indispensabile liberarsi dal giogo della sofferenza non evolutiva.
La sofferenza non evolutiva – serve?
Certo che serve.
La sofferenza serve veramente?
Veramente, tutto serve a qualcosa.
E allora, a che cosa serve la sofferenza non evolutiva?
A star male – A farsi del male – A fare del male.
Allora perché soffrire?!
Già – perché soffrire?!
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