Rancore e tragedie collettive

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Il rancore che si è creato come conseguenza delle tragedie collettive è comprensibile, ma ciò non lo rende innocuo per la salute pubblica: salute del pubblico che in questo caso è cattivo pubblico di uno spettacolo degradante prodotto dal pubblico-spettacolo stesso. Così come non dobbiamo giustificare il male fattoci, non dobbiamo giustificare il male che ci facciamo. Constatare che il male è un aspetto inevitabile dell’inconsapevolezza, non significa giustificarlo, nel senso di dire che va bene.  Le giustificazioni non tangono l’inevitabilità, la quale è giusta soltanto nel senso che è inevitabile, che non significa propriamente giusta. Anzi, tutt’altro, se come giusto intendiamo ciò che favorisce il bene.  Brano tratto dal libro Perdonare per Vivere: Liberarsi dalla prigione del rancore 

 

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