La persona verso cui si prova rancore non ne è l’autore: l’ “autore” siamo noi; anzi no: il rancore è una forza distruttiva che si subisce.

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         Il rancore è in genere collegato a eventi esterni. La ragione principale del rancore è però interiore. Proviamo rancore perché non siamo capaci di gestire la situazione: subiamo la reattività. “Reagire” non è agire; la parola reagire è virgolettata perché non si tratta nemmeno di reagire, ma di subire la reattività.

         È bene considerare che ciò che definiamo come esterno fa sempre parte della nostra percezione, che non può essere esterna a noi stessi. Il termine: evento esteriore, è un concetto per definire esperienze, chiaramente interiori, generate attraverso la partecipazione dei cinque organi di senso.

         La reattività è la modalità dell’inconsapevolezza, mentre l’azione esige la necessaria consapevolezza. L’inconsapevolezza interpreta la reazione come azione: vedere i meccanismi esige la necessaria consapevolezza.

         Per agire bisogna superare la reattività-meccanicità. Subire la “propria” reattività a causa del mal comportamento altrui significa maltrattarsi.   Il mal comportamento dell’altro è un suo problema di inconsapevolezza, ignoranza. Non dobbiamo subirlo come nostra problematica, “reagendo” con offesa a offesa, negativamente a negatività. Conoscersi meglio permette di meglio comprendere l’ignoranza altrui, che significa anche rispettare i suoi limiti.  La qualità con cui rispondiamo agli eventi esteriori è uno dei modi per testare il proprio grado di consapevolezza. Passare dal reagire all’agire è un passaggio evolutivo fondamentale, che distingue nettamente l’umano dall’animalumano. L’intelligenza è la facoltà di interpretare giustamente la situazione e agire giustamente.

         La persona verso cui si prova rancore non è l’autore dello stesso. L’autore siamo noi. Anzi no: il rancore è una forza distruttiva che subiamo interiormente.  Osservando giustamente scopriamo che siamo vittime della negatività, pertanto solo pseudo autori del rancore che ci usa come propria base esistenziale, perché mancanti della necessaria consapevolezza. Il rancore fa parte degli stati di cui possiamo fantasticare di essere autorevoli autori, mentre siamo schiavi.

         Provare rancore è sognare, generare incubi, anche durante lo stato di veglia.   Liberarsi dal rancore è un passo verso la Veglia.

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