Recriminare è un ottimo modo per avere in futuro la possibilità di recriminare per aver recriminato invece di aver cercato soluzioni.

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Consacro il passato al Presente.

Consacro il futuro al Presente.

Sono Presente.

Sbagliare è l’opportunità di imparare. Anche a non recriminare.

Mi apro a insegnamenti altamente umanizzanti.

Cercare consapevolmente le cause che obbligano all’errore è ben diverso dal rimuginare che obbliga a rimanere in superficie e trovare, eventualmente, solo cause superficiali: effetti scambiati per cause.

Chiedo all’Esistenza Piena di aiutarmi a superare il culto del recriminare.

Chiedo al Pensiero Vivente di aiutarmi a superare il meccanismo del rimuginare.

Recriminare è un problema nel problema. Impedisce di riconoscere la situazione e agire concretamente per risolvere.  

         Recriminare attira eventi che possono essere interpretati come conferma che si ha ragione a recriminare.

Mi apro alla risonanza del Bene Assoluto.

         Recriminare è un ottimo modo per avere in futuro la possibilità di recriminare per aver recriminato invece di aver cercato soluzioni.

         Recriminare è lamentarsi, oscurare.

         Recriminare può facilmente essere: colpevolizzare.

Dove mi sta portando il recriminare?

Recriminare potenzia l’identità immaginata. Liberarsi dalla schiavitù del recriminare può essere un passo verso la scoperta dell’Identità. Riconosciuta la Quale si può comprendere la propria ottusità identitaria quando si identificava se stessi con l’animalumano, lamentandosi del passato sprecato e del futuro così compromesso. Più riduciamo la visione di noi stessi, identificandoci con il limitato, più ragioni ingannevoli, cioè irragionevoli, possiamo trovare per maturarci come lamento stesso. Riconoscere l’Identità è una modalità molto potente per liberarsi dal recriminare: il recriminare è temporale, l’Identità Eterna.

Mi apro a riconoscere il valore del passato.

Chiedo al Presente la capacità di trarre insegnamenti preziosi da ciò che è stato.

Chiedo all’Amore Assoluto l’aumento infinito della gratitudine verso tutto ciò che è stato, è e sarà.  

Chiedo alla Felicità Suprema il superamento diretto del culto del lamento.

Mi apro a riconoscere e superare l’identità immaginata.

Recriminare significa ritenere di non essere (stati) come “dovremmo essere (stati)”. Significa voler essere stati altro da sé, il che è ragionamento folle. Dobbiamo migliorare, non immaginare possibile l’impossibile. La questione del senno di poi è molto semplice: prima non c’era. In ogni momento non possiamo essere altro da ciò che siamo in quel momento. Si tratta di una necessità data da condizioni che non dipendono certo solo da noi. Pensare che tutto dipende da noi stessi, come asseriscono alcuni, può essere inteso come sintomo del delirio di onnipotenza.

Chiedo al Bene Assoluto la realizzazione della struttura dei miglioramenti interiori.

Attenzione: il fatto che in ogni momento non possiamo essere altro da ciò che siamo in quel momento non deve nutrire il fatalismo. Un miglior adesso è il seme di un miglior futuro. Il miglioramento è possibile proprio adesso: ora-qua, ma implica maggior consapevolezza. Per il proprio e altrui bene dobbiamo accettarci (o meglio: constatarci consapevolmente per quel che siamo) per migliorarci: diventare essere umani migliori, più integrati. Accettarsi non significa non vedere gli errori commessi e non scorgere la necessità di migliorarsi. È necessario accettare la situazione (o meglio: constatarla consapevolmente) e tendere al miglioramento; combatterla fa parte del peggioramento.

Chiedo al Bene Assoluto la soluzione diretta per superare il recriminare.

Sono aperta-o realizzare gli aspetti Superiori dell’esistenza.


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