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Dio è Onnipotente? Quali sono le leggi della Conoscenza e dell’ignoranza?
Semplificando la giustizia divina è ciò che regola l’esprimersi di Dio. Dio è invece il Giusto di là di giustizia e ingiustizia. È il Giusto soprattutto perché riesce ad amministrare le vibrazioni in modo assolutamente coerente; in questo senso Dio è un sistema isolato che tranne per il Suo esprimersi è isolato dalla Manifestazione, come da ogni altro sistema; i sistemi assolutamente coerenti sono singolarità senza quasi emanazione, quindi con quasi totale isolamento.
L’ingiustizia non esiste effettivamente: tutto ciò che è, ha ragione di essere proprio così com’è in un dato momento. Tutto è correlato. Tra l’altro, se soltanto una cosa nell’ambito del cosmo fosse sbagliata, lo sarebbe il cosmo intero. Tutto l’esprimersi di Dio è giusto perché Dio è il Giusto. Seppur quasi totalmente isolati anche i sistemi assolutamente coerenti sono correlati con la Manifestazione attraverso il principio vibrazioni nello stato originale che diventano trasmigranti e ritornato a far parte dello Stato Originale (Stato Assolutamente Coerente).
Mi apro a riconoscere il rapportarsi
dei segmenti della Totalità.
Volendo usare il concetto di ingiustizia ne possiamo fruire per affermare che è ingiusto non rispettare le leggi che favoriscono il ripristino dello Stato Originale, pertanto anche l’umanizzazione, che è un processo che non riguarda soltanto l’essere umano terrestre. In questo senso l’ingiustizia è data anche dal fatto che non essendo allineati con leggi superiori nuociamo a noi stessi, siamo cioè ingiusti verso sé stessi, perché scegliamo il peggio e non il meglio (leggi: subiamo il peggio). In questo contesto i concetti di giustizia e di ingiustizia possono essere ben sostituiti da: è meglio fare, ovvero è peggio fare (consideriamo che il peggio si subisce).
Mi apro a tutte le correzioni Superiori.
Non si tratta però di un’ingiustizia, perché anche l’ignoranza ha determinate leggi: al pari della conoscenza anche l’ignoranza determina effetti. La possibilità di sbagliare è un’opportunità evolutiva basata sulle potenzialità del principio dell’arbitrio. Sbagliare è anche l’opportunità di correggere: la via verso la Verità è un errare, che non porta però alla Verità, la Quale emerge con la scomparsa dell’errare e dell’errante: questo è un modo per definire il conoscersi per riconoscerSi.
Chiedo al Bene Assoluto di aiutarmi a essere giusto con me stesso – giusta con me stessa.
L’Onnipotente e la Giustizia
Se tutto ciò che non è Dio (inteso nel senso più stretto del termine: principale Entità Immanifesta) non fosse soggetto alla giustizia divina: ovvero se non fosse giustizia divina, Dio non sarebbe l’Onnipotente, perché sarebbe incapace di amministrare giustamente.
Là dove sembra non esserci presenza di Dio, o meglio: presenza divina, è perché manca comprensione. Non esiste male assoluto, ma solo male relativo che è anche uno strumento evolutivo, offrente, tra l’altro, la possibilità di scegliere il bene. Ciò non è un invito a perpetuare il male: dobbiamo tendere a essere bene sempre maggiore, affinché emerga il Bene Assoluto, di là della dicotomia bene relativo – male relativo; bene diretto – bene indiretto.
L’idea che qualcosa sia ingiusto deriva dal fatto che un qualcosa non coincide con le proprie idee di giustizia; anche le idee sbagliate sulla giustizia fanno parte della giustizia divina. Maturando la visione integrale comprendiamo che anche quelle che prima ci sembravano ingiustizie, anche quelle subite personalmente, non erano veramente tali, perché facevano parte di un progetto più ampio, che non riuscivamo a scorgere. Tutto ciò non è un invito al fatalismo, anzi: gli eventi sono così come sono anche a causa della meccanicità comportamentale. Migliorando noi stessi superando i meccanismi inferiorizzanti: umanizzandoci introduciamo cause superiori che determinano conseguenza migliori.
Mi apro al trascendimento diretto del culto del fatalismo.
Mi apro al Presentarsi della Visione Integrale.

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