La ricettività è ben altra cosa della negazione delle vere esigenze perché ci si adatta all’ambiente a causa di paure, abbagli e altri elementi negativi.

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La ricettività è ben altra cosa della negazione delle vere esigenze perché ci si adatta all’ambiente a causa di paure, abbagli e altri elementi negativi.

Qualità del tempo?

         Ritenere di non avere tempo da dedicare all’umanizzazione è una delle forme più grossolane di onanismo intellettuale.  Significa ritenere, anche se “inconsapevolmente”, di non avere tempo da dedicare alla realizzazione del bene. Ciò potrebbe essere interpretato come: piena occupazione a fare del male, dato che non si dispone, o si ritiene di non disporre, di tempo da dedicare al bene.

         La base di tale equivoco deriva da idee errate sulla maturazione spirituale, soprattutto se intesa come qualcosa di necessariamente distinto dalla quotidianità. Il punto non è la mancanza di tempo, ma l’incapacità di fruirne spiritualmente perché incapaci di generare consapevole dinamicità evolutiva, invece di subire meccanica reattività.  

         Il tempo andrebbe inteso come funzione evolutiva: all’uomo serve essenzialmente proprio per maturare spiritualmente, umanizzarsi. Affermare di non avere tempo significa dire di non avere sé stessi, più precisamente di non disporre di un proprio elemento. Senza di noi non ci sarebbe nemmeno il nostro tempo. Siamo anche il tempo che trascorriamo: non possiamo non avere tempo. Diversa è però la qualità con cui fruiamo di questa parte di noi stessi: umanizzarsi bene è fruirsi con qualità.

         Ritenere di non avere tempo per l’umanizzazione significa pensare di non avere tempo per le proprie vere esigenze. Significa non corrispondere giustamente a sé stessi evoluzione umana. Significa esprimere indirettamente che non vogliamo evolverci.  Significa non aver compreso che dedicare tempo all’umanizzazione vuole dire anche maturare la capacità di fruire meglio del tempo.

         Non dedicarsi all’umanizzazione rappresenta un pessimo utilizzo della possibilità di scelta. In verità si tratta di non scelta. Decidere in favore della meccanicità esistenziale non è decidere. È semplicemente dirsi, eventualmente: che le cose continuino per la loro meccanica strada. Fatalismo! In generale nemmeno viene così pensato. L’uomo ordinariamente (in)consapevole nemmeno sa della propria meccanicità, se non molto parzialmente.

Chiedo al Bene Assoluto l’ottimizzazione della giornata in funzione dell’umanizzazione.

Adattamento umanizzante

Adattarsi giustamente-spiritualmente all’ambiente significa, essenzialmente, maturare la capacità di umanizzarsi a prescindere dagli eventi esteriori, perché capaci di generare condizioni interiori favorevoli all’umanizzazione. Adattarsi falsamente all’ambiente, cioè reprimendo le proprie propensioni evolutive, significa, invece, subire negativamente: nemmeno si reprime, ma si subisce la repressioni perché manca la necessaria assertività esistenziale.  

         La ricettività è ben altra cosa della negazione delle vere esigenze perché ci si adatta all’ambiente a causa di paure, abbagli e altri elementi negativi. Essere ricettivi non significa subire negativamente: vuole dire fruire positivamente di processi interiori ed esteriori per maturare maggior consapevolezza e capacità positive. Significa quindi anche essere aperti all’Ambiente Superiore, non soltanto all’ambiente fisico. Significa agire interiormente ed esteriormente per aumentare la collaborazione con il Bene Assoluto.

         Non è solo questione di interiorità, anche perché l’esteriore serve anche all’esprimersi dell’interiore. Oltre ad adattarsi all’ambiente esteriore (migliorando le capacità dell’ambiente interiore di polarizzare positivamente gli influssi esteriori) è necessario migliorare l’ambiente esteriore in modo che rifletta i miglioramenti interiori realizzati e ne favorisca ulteriori. 

Abbandono al Bene Assoluto l’adattamento falsante.

Mi apro all’aumento della capacità di affermare le vere esigenze.

Chiedo al Bene Assoluto la realizzazione della ricettività consapevole.

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