Scopri tutti i libri di Andrea Pangos

Seconda parte dell’articolo
Gli argomenti di questo blog sono trattati durante i corsi di Andrea Pangos. Se sei interessato a partecipare o a organizzare un corso, puoi trovare maggiori informazioni alla seguente pagina:
Vai alla pagina dei corsi
Chiedo al Pensatore in Me la soluzione diretta per la risurrezione dei pensieri morti.
I concetti sono pensieri morti. I Pensieri fanno parte della Vita.
Pensieri e concetti
I concetti non vanno confusi con il Pensiero. La mente cerebrale produce concetti, ma non Pensa: esprime con minor o maggior qualità Pensieri esistenti a prescindere del cervello. Il cervello non è la mente, ma usiamo il termine mente cerebrale-concettuale per indicare il piano in cui la mente si esprime come “cervello concettualizzante (o attuatore di concetti)”.
Mi apro alla purificazione del piano concettuale.
Chiedo alla Verità l’aumento infinito della qualità dei miei concetti.
I “pensieri” della mente cerebrale sono pensieri morti. I Pensieri Vivi fanno parte del piano esistenziale della Vita, cioè del Pensiero Vivente che è la base della “Creazione” del Cosmo. Si tratta del piano mentale Divino sul quale noi esistiamo in quanto aspetto della Monade: umanizzarsi significa anche maturare la capacità di Operare attraverso il Piano del Pensiero Vivente, nel senso di usare i piani inferiori a Esso come nostri veicoli espressivi (perché li amministriamo e non li subiamo).
Mi apro a riconoscere le dinamiche dei Pensieri Viventi.
La mente cerebrale va nobilitata e non disprezzata. Il disprezzo è un fenomeno negativo. È una specialità della mente mal utilizzata. Negare l’importanza della mente cerebrale è una specie di autocastrazione, è negare un potenziale evolutivo fondamentale.
Mi apro alla nobilitazione infinita della mente.
Interpretato come illusione il termine Maya rimanda alla nostalgia di antichi popoli che negavano il mondo materiale (sensibile) perché l’attività sensoriale fisica aveva fatto perdere loro il contatto diretto con il mondo spirituale. La Maya andrebbe intesa come misurazione (Ma) del movimento (Ya).
Noi esistiamo a prescindere dalla mente concettuale-cerebrale, senza la quale però non potremmo comunicare verbalmente, scrivere e leggere. Il problema non è nella mente cerebrale-concettuale, ma nel suo mal uso, soprattutto in una fase di materialismo accentuato come questa. Il materialismo non va però rigettato in nome della spiritualità, ma va compreso, soprattutto come fase necessaria dell’evoluzione umana. Essere risucchiati dal materialismo è un limite per l’umanizzazione come lo è l’essere “posseduti dalla spiritualità” senza contemplare la materialità. Spiritualità non contemplante il materialismo e materialismo non contemplante lo spirituale sono le due facce della stessa medaglia disarmonizzante.
Chiedo allo Stato Originale la realizzazione del rapporto perfetto tra Spirito e Materia.
Mi apro a riconoscere le trappole del materialismo.
Mi apro a riconoscere le trappole della spiritualità negante la materialità.
Chiedo al Bene Assoluto la riconciliazione interiore tra spiritualismo e materialismo.
Ignorare la funzione evolutiva della mente, negarne l’importanza, è un ottimo modo per generare ostacoli evolutivi, anche sotto forma di conflitti della mente con sé stessa. L’idea che la mente soltanto mente, rende avversario, o peggio ancora nemico, ciò che dovrebbe essere prezioso alleato. Nello specifico è comunque la mente che è avversaria o nemica di sé. È la mente che se la racconta influendo comunque negativamente sull’evoluzione di altri elementi del singolo e della collettività in generale. Il concetto che la mente è un’idea assolutistica di tipo duale perché non comprende (contiene) la comprensione delle sfaccettature della dualità: la mente può essere più o meno, veritiera, menzognera. Se la mente mentisse sempre sarebbe una menzogna anche il concetto che la mente mente, a priori.
La mente concettuale può partecipare alla propria nobilitazione assimilando ed esprimendo concetti umanizzanti, ma non può risolvere sé stessa. Per valorizzarsi ha bisogno della partecipazione del Superiore. La Chiave per risolvere l’inferiore è custodita dal Superiore.
Mi apro a tutte le Chiavi Superiori.
Chiedo al Bene Assoluto la realizzazione di tutte le verità.
Livelli di ignoranza
L’ignoranza ha vari gradi. Ciò che è conoscenza per il grado di conoscenza inferiore è ignoranza per il grado di conoscenza superiore. Unicamente la Conoscenza Coscienza è senza superiore a essa.
Aver appurato la propria ignoranza va visto come necessità di consapevolizzarsi ulteriormente, non certo come ragione per colpevolizzarsi. Tra l’altro, in quanto singola struttura psicofisica non possiamo certo essere colpevoli della degenerazione dell’ambiente formativo. Sentirsi colpevoli per l’ “inconsapevolezza” collettiva indica a una specie di delirio di onnipotenza. Possiamo (leggi: dobbiamo) però decidere fermamente di essere cellula sempre più sana di un corpo malato, luce sempre più illuminante in un mondo di tenebre abbaglianti.
Mi apro a riconoscere e superare l’ignoranza.
Apro la mente, il cuore e il corpo fisico all’Onniscienza.
Vai alla terza parte dell’articolo

Lascia un commento