
Terza parte dell’articolo
Non è vero che gli altri possono farci male solo se glielo permettiamo: se non siamo abbastanza forti il potere del male ci può eccome colpire. Se non disponiamo del potere umanizzante per proteggerci dal male siamo in sua balia a prescindere dalle nostre intenzioni; raramente il volere è potere.
L’idea che gli altri possono farci del male soltanto perché noi gli diamo il potere di farlo è un concetto assurdo. Significa che le vittime dell’olocausto, delle guerre e delle stragi terroristiche, si sono immolate, rese volontariamente vittime. Hanno cioè permesso, intenzionalmente, che venga fatto loro del male perché hanno dato il potere ai loro carnefici, aguzzini, assassini. In verità, purtroppo, hanno subito il potere malefico altrui (di cui i carnefici già disponevano a prescindere) perché impotenti dinanzi a esso. Un modo efficace per farsi del male è proprio credere in tali idee. Si può dire che se tali idee fuorvianti hanno preso piede in qualcuno è perché è stato lui a dargli potere. La verità è che le ha subite perché mancante di discernimento.
Possiamo considerare la possibilità che il subire il male sia la conseguenza della scelta fatta prima di esprimerci attraverso una nuova incarnazione, per imparare una lezione, per evolverci più velocemente. Possiamo pure considerare che l’obbligo a subire il male sia una conseguenza di azioni negative prodotte nelle vite precedenti. Considerando tutto ciò resta il fatto che la violenza è stata subita, quindi ha prevalso il male. In ambedue i casi si tratta dell’imparare attraverso il metodo del bastone: è meglio maturare la capacità di imparare dalla carota. La violenza non è certamente un elemento positivo.
Lo scopo è imparare, non subire. È risolvere, non punire. Altrimenti l’evoluzione sarebbe necessariamente un inestricabile psicodramma sadomasochista. Occhio per occhio e dente per dente non è una soluzione da cercare (leggi: subire).
Lascia un commento