
Dobbiamo assumerci la responsabilità di maturare la consapevolezza, non cullarci nell’irresponsabilità dell’inconsapevolezza. L’ebbrezza può sembrare meglio della sobrietà, non esserla veramente. Consapevolizzarsi significa anche veramente responsabilizzarsi.
Dobbiamo tendere a risponderci giustamente. La responsabilità è questione di avere risposte giuste, cioè di intelligenza. Le risposte giuste sono in funzione delle vere esigenze. Siamo esseri umani, umanizzarci è l’esigenza fondamentale.
Siamo stati incolpevoli, nel senso di irresponsabili della nostra inconsapevolezza, fino al momento in cui non abbiamo saputo della possibilità di maturare spiritualmente. Irresponsabili perché non avevamo una risposta diretta per una vita più consapevole. Non sapevamo nemmeno che esistono due mondi in uno: la dimensione dell’inconsapevolezza e la dimensione della consapevolezza. Quando però si scopre la possibilità del percorso spirituale, senza però iniziare a percorrerlo, si passa dall’essere irresponsabili perché senza risposta, a essere irresponsabili perché si sa che esiste la risposta percorso spirituale, ma non se ne fruisce.
Ci sono vari gradi e modalità di irresponsabilità. Solo sentire della possibilità di evolversi spiritualmente non significa necessariamente essere in grado di recepire il messaggio, anche perché l’attenzione selettiva dell’inconsapevolezza è focalizzata sul mondo dell’inconsapevolezza.
Il concetto di base però è questo: se sappiamo che è possibile maturare la consapevolezza e non agiamo concretamente in questo senso, siamo irresponsabili per conoscenza, che è ben diverso dall’essere irresponsabili per ignoranza. Essere inconsapevoli della propria inconsapevolezza non può essere un errore, ma è un errore molto grave non agire concretamente per aumentare la consapevolezza una volta consapevoli che non si è sufficientemente consapevoli.
Il grado di inconsapevolezza indica la nostra ignoranza esistenziale in un dato ambito, oppure in generale. Non agire concretamente per superare l’ignoranza può essere inteso come stupidità esistenziale. Va però considerato che ci possono essere meccanismi interiori e condizioni esteriori talmente difficili da rendere impossibile una significativa liberazione dall’ignoranza, pur volendola. Tali condizioni non devono però essere usate come giustificazione per non impegnarsi al massimo, anche per preparare l’arrivo di strumenti evolutivi migliori e la comparsa di migliori condizioni.
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