Madre, figlia e le cinque ferite emotive- dialogo consapevole tra Anastasia e Chiara

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Brano tratto dal mio libro sulle cinque ferite emotive che uscirà entro settembre.

Anastasia e sua figlia Chiara sono sedute insieme nel salotto di casa, godendosi una tazza di tè caldo. Hanno sempre avuto un legame profondo. Recentemente Chiara ha iniziato a interessarsi ai temi del benessere emotivo e della guarigione interiore. Da qualche tempo, ha letto libri e ascoltato podcast sulle cinque ferite dell’infanzia e sente il desiderio di condividere con sua madre le sue riflessioni. Anastasia, sempre pronta a sostenere e guidare la figlia, ascolta con attenzione.

Il sole del pomeriggio filtra dalle finestre, creando un’atmosfera calda e accogliente. È il momento perfetto per aprire il cuore e parlare di cose importanti.

Chiara, pensierosa “Mamma, ultimamente ho letto molto sulle cinque ferite dell’infanzia: rifiuto, abbandono, ingiustizia, tradimento e umiliazione. Mi sono resa conto di quanto possano influenzare la nostra vita, anche da adulti. Mi chiedo come queste ferite abbiano influito su di noi.”

Anastasia, con un sorriso dolce: “Sì, Chiara, ne ho sentito parlare anch’io. Penso che ognuna di noi, in qualche modo, abbia sperimentato almeno una di queste ferite. Crescendo, ho capito che, anche se erano dolorose, mi hanno insegnato molto su me stessa.”

Chiara: “È vero… Ma a volte sento che queste ferite mi tengono ancora bloccata. Per esempio, la paura dell’abbandono… Mi rendo conto che, spesso, mi attacco troppo alle persone, temendo che possano lasciarmi.”

Anastasia, annuisce e poi dice: “Capisco, Chiara. Anch’io ho avuto paura del rifiuto per molto tempo. Mi ha fatto sentire come se dovessi costantemente dimostrare di meritare l’amore degli altri. Ma sai, col tempo, ho imparato che non sono le nostre ferite a definirci. È il modo in cui scegliamo di guarirle.”

Chiara, con tono di riflessione: “Come hai fatto, mamma, a superare quella paura?”

La madre le risponde con affetto “È stato un processo lungo, Chiara. Ho cominciato a riconoscere le mie ferite, a dar loro un nome. Ho smesso di nasconderle o di vergognarmene. E, piano piano, ho iniziato a trattarmi con più gentilezza, a capire che meritavo amore per quello che sono, non per quello che faccio.”

Chiara, sorridendo: “Penso che sto iniziando a capire. Per me, è come se ogni volta che qualcuno mi delude, rivivessi quel dolore. È difficile rompere il ciclo.”

Anastasia: “Lo so, tesoro. Ma ogni ferita può diventare una porta d’accesso a una nuova consapevolezza. Quando ci permettiamo di vedere le ferite degli altri, capiamo che tutti stiamo cercando di guarire in qualche modo. Questo ci rende più empatiche, più compassionevoli.”

Chiara: “Hai ragione. E poi, forse, è anche un modo per connetterci con gli altri in modo più profondo, vero?”

Anastasia, annuendo: “Sì, esattamente. Pensa a quanta forza c’è nel riconoscere che, nonostante tutto, continuiamo ad amare, a sperare, a crescere. Le ferite non devono essere una prigione; possono essere il punto di partenza per una vita più autentica.”

Chiara, con un sorriso: “Quindi, se accettiamo le nostre ferite e quelle degli altri, possiamo davvero iniziare a guarire insieme?”

Anastasia, abbraccia Chiara: “Sì, cara. E ricorda, non devi farlo da sola. Ci sono persone che ti amano, che vogliono accompagnarti in questo cammino. E io sarò sempre qui, per sostenerti e ricordarti che sei degna di tutto l’amore che hai.”

Chiara, commossa: “Grazie, mamma. Mi sento già più leggera, sapendo di poter contare su di te.”

Anastasia, sorridendo dolcemente: “Sempre, Chiara. E ricorda, ogni passo verso la guarigione è un atto d’amore verso te stessa.”

Madre e figlia si abbracciano con affetto, sentendo la forza della loro connessione e l’inizio di una nuova comprensione reciproca.

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