
Lo Stato Supremo è uno stato di perfetto equilibrio, dove le Mulaprakriti sono sovrapposte in assenza di stress (vibrazioni trasmigranti, Dukkha). Questa compressione rappresenta una dinamicità assoluta, poiché priva di qualsiasi forma di inerzia o stress interattivo. L’inerzia stessa è, infatti, uno stato di resistenza che nasce dalla desincronizzazione, una mancanza di coerenza nelle vibrazioni, che genera attrito o “stress”. Al contrario, nello Stato Supremo ogni Mulaprakriti è perfettamente sincronizzata, mantenendo un equilibrio tale da escludere l’inerzia. Le Mulaprakriti che perdono questa sincronizzazione originano invece l’inerzia di base.
Lo Stato Supremo rappresenta la Libertà Assoluta – il Nirvana o Kaivalya – una libertà che non è solo libertà dall’oppressione, ma è Libertà intrinseca, perché esistente a prescindere anche dalla forma più tenue di oppressione. La forza compressiva (Thamas), spesso intesa come fonte di limitazione, è in realtà la condizione che rende possibile la Libertà stessa. Contrariamente alla visione comune, la forza compressiva tamasica, non rappresenta una forma di schiavitù o limitazione, bensì una componente fondamentale dello Stato Supremo che consente l’equilibrio assoluto.
In quanto inseparabile dal Purusha, anche la Coscienza implica lo stato tamasico. Ritenere Tamas un oscuramento della coscienza è una concezione molto fuorviante, derivata da una visione superficiale delle dinamiche spaziali.
Lo Stato Supremo è anche libertà dal Dukkha, termine tradotto spesso come sofferenza, ma che si riferisce in realtà allo stress alla base della radiazione delle Mulaprakriti. Lo Stato Supremo è caratterizzato dalla Beatitudine, ossia dall’Amore Assoluto, poiché tutta la forza e vitalità oscillante delle Mulaprakriti è sovrapposta e non diluita come nella Manifestazione. Di conseguenza, più un processo si allontana dallo Stato Supremo, più si allontana dall’Amore Assoluto. Il concetto di allontanamenti va inteso come desincronizzazione.
Il Kaivalya, cioè il Nirvana, non va inteso come una meta da raggiungere attraverso una progressione spirituale “dal basso”; in verità, Kaivalya e Nirvana sono altri termini per designare lo Stato Supremo stesso, la condizione senza Dukkha, cioè senza stress o vibrazioni trasmigranti. Kaivalya e Nirvana sono pertanto lo stato immanifesto eternamente esistente, che partendo dalla prospettiva cosmica, la pratica spirituale può portare a riconoscere. La pratica spirituale è quindi essenzialmente un mezzo per riscoprire questa condizione originaria, immanente e “eterna”.
Il termine Kaivalya può essere inteso anche come “isolamento” o “assolutezza”, due termini che rappresentano lo Stato Supremo, il Purusha. L’interpretazione del Kaivalya come isolamento non implica solitudine, bensì autonomia assoluta. Lo stato di assolutezza del Purusha è il Nirvana buddista: uno stato di libertà totale dal ciclo delle sofferenze e delle rinascite (Samsara).
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