Dalla Credenza alla Conoscenza: Il Viaggio verso la Verità

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Brano tratto da uno dei libri di Andrea Pangos.

Gli argomenti di questo blog sono approfonditi nei suoi corsi.

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Non possiamo credere in ciò che conosciamo.

L’idea della fisica classica secondo cui lo Spazio sia vuoto non è scientifica, poiché la credenza non appartiene al dominio della scienza. Il concetto stesso di “credenza scientifica” è un ossimoro: credere implica ignoranza, mentre conoscere significa sapere con certezza. Finché non conosciamo la verità, rimaniamo nell’ignoranza; di conseguenza, considerare lo Spazio vuoto riflette semplicemente una mancata comprensione della sua vera natura. Non esistono spazi liberi o spazi vuoti: per esserci lo spazio dovrebbe essere privo di sé stesso.

Dove c’è conoscenza, non c’è spazio per l’ignoranza, e dunque non vi è più bisogno di credere. Ad esempio, dopo esserci ustionati una mano, non possiamo più credere di provare dolore: lo sappiamo con certezza. La conoscenza, in questo senso, è incredibile proprio perché rende superfluo il credere.

Credere significa ritenere reale qualcosa senza averne una conoscenza diretta. È una forma incompleta di sapere, basata sull’assenza di esperienza e comprensione personale. Dalla prospettiva soggettiva, anche una verità è questione di credenza: rimane tale finché non viene confermata dalla “conoscenza personale”. Quando si conosce qualcosa, non si ha più bisogno di crederci: la conoscenza, in sé, dissolve ogni dubbio in modo definitivo; altrimenti, non è vera conoscenza.

Per sua natura, la conoscenza è priva di dubbio: se qualcosa è conosciuto, sia concettualmente sia esperienzialmente, a livello assiomatico, non può più essere messo in discussione. Tuttavia, l’assenza di dubbio potrebbe anche indicare una conoscenza ancora insufficiente. Inoltre, potremmo fare un’esperienza interpretandola come qualcosa di diverso da ciò che è realmente, nell’ambito della Totalità. Per questo è necessario unire assiomaticità esperienziale e concettuale, raggiungendo così un’assiomaticità integrale, almeno per gli aspetti esistenziali fondamentali.

Credere in Dio rappresenta spesso un primo passo molto positivo, ma non è la meta finale. L’obiettivo autentico è conoscere Dio direttamente, poiché non esiste una conoscenza indiretta di Dio: ciò che non è conoscenza diretta rimane credenza. Superare la semplice fede per giungere a una comprensione profonda e immediata della sua esistenza è il vero scopo. Tuttavia, è meglio non credere affatto che credere in modo deviato, poiché questo può generare fenomeni come fanatismo, estremismo e persino terrorismo. Conoscere Dio, invece, non è né giusto né sbagliato: è una questione di Verità che precede ogni concetto.

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