
Brano tratto da uno dei libri di Andrea Pangos.
Gli argomenti di questo blog sono approfonditi nei suoi corsi.
Quante volte ci troviamo bloccati dalle preoccupazioni, come se una nebbia mentale ci impedisse di vedere con chiarezza? Ci preoccupiamo, rimuginiamo, e senza accorgercene consumiamo energia, senza fare un solo passo avanti.
La preoccupazione ha questa capacità: complica ciò che potrebbe essere semplice, spegne il nostro faro interiore e ci lascia immersi nell’incertezza. Ma non sempre è negativa: a volte è solo un segnale, un invito ad agire, a prendere in mano la situazione.
La vera differenza sta proprio lì: come reagiamo alle sfide.
Possiamo restare bloccati nei pensieri automatici, nelle abitudini che ci portano a preoccuparci senza agire. Oppure possiamo scegliere di occuparci, dirigendo le nostre energie verso la soluzione.
Chi si occupa davvero non spreca tempo in ansie sterili. Guarda il problema per quello che è e agisce con lucidità e determinazione. Non lascia che siano gli schemi mentali a decidere per lui, ma si ferma, osserva e sceglie consapevolmente come rispondere.
Preoccuparsi è facile. Non richiede cambiamento, né impegno.
Occuparsi, invece, significa crescere. Significa liberarsi da ciò che ci tiene fermi, smettere di alimentare la confusione e iniziare a vedere le difficoltà come occasioni per migliorare.
La prossima volta che ti senti sopraffatto, domandati:
Sto sprecando energia a preoccuparmi o sto usando quella stessa energia per trovare una soluzione?
Fermati, respira, ascolta la risposta.
Ogni passo fatto con consapevolezza ti porta più vicino alla serenità e alla chiarezza.
Aiutati che Dio ti Aiuta
Ed è proprio quando scegli di agire con lucidità che accade qualcosa di straordinario: ti accorgi che non sei mai davvero solo/a.
Le sfide possono sembrare insormontabili per alcuni, mentre per altri diventano trampolini di lancio. Immagina due persone nella stessa tempesta: una si lascia travolgere, l’altra usa il vento per andare avanti.
La differenza non sta nella tempesta, ma nel modo in cui la affrontano.
Spesso non è l’ostacolo in sé a bloccarci, ma la nostra reazione.
Quando rispondiamo con automatismi, senza presenza, diventiamo il nostro stesso limite.
Ma cosa succederebbe se vedessimo ogni difficoltà come una soglia da varcare, non come un muro?
L’antica saggezza di “Aiutati che Dio ti aiuta” ci ricorda che il cambiamento parte da noi.
Quando ci impegniamo con intenzione e apertura, permettiamo anche a forze più grandi di sostenerci. È proprio da questo incontro tra la nostra volontà e un aiuto più ampio che nasce la trasformazione.
Quanto cambierebbe la tua vita se ogni ostacolo diventasse un’opportunità per crescere?
Ricorda: ogni problema contiene in sé il seme della soluzione.
Sta a te coltivarlo.
Sono aperto/a all’Aiuto Onnicomprensivo.
Lascia un commento