Maya Rivelata: Purusha e la Danza di Prakriti.

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Brano tratto da uno dei libri di Andrea Pangos.

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Gli argomenti di questo blog sono approfonditi nei suoi corsi.

Un esempio visivo del rapporto tra Trascendente e immanente si trova nella tecnica della scanimation: un unico disegno statico, come quello di un cavallo, che, grazie allo scorrimento di una griglia trasparente, appare animato e in movimento. L’immagine non cambia, ma il semplice spostamento esterno rivela una dinamica che già esiste potenzialmente.

Così come, nell’immanente, il movimento — inteso come sequenzialità — nasce dall’apparente staticità della simultaneità trascendente, nella scanimation il fluire visibile emerge da una struttura fissa e coerente.

La sequenzialità immanente emerge come risultato della desincronizzazione di alcuni aspetti della simultaneità trascendente.

 Questo ci permette di comprendere uno degli usi della parola Maya, spesso tradotta come “illusione”, con il conseguente impulso a negarla.
Maya, però, non va intesa come qualcosa da respingere, bensì come un’opportunità per realizzare il rapporto profondo tra Trascendente e immanente. La negazione dell’immanente, infatti, può portare a gravi conseguenze psicofisiche e a conflitti con il mondo. Al contrario, l’umanizzazione favorisce una pacificazione autentica con l’esistenza.
Essere più consapevoli significa, semplicemente, essere più umani.

Maya non va negata, ma riconosciuta nella sua funzione. Il significato etimologico della parola – Ma (misurare) e Ya (movimento) – rivela che ciò che percepiamo è il risultato del movimento misurabile immanente, non il reale in sé, cioè il Trascendente.

Maya, dunque, non è inganno, ma condizione della percezione. L’inganno consiste nel considerarla un inganno.
Maya è l’apparenza immanente che scaturisce dal Trascendente e che il Trascendente misura, in quanto unico dotato di Coscienza.

Riguarda l’analogia dello spettatore Purusha, che osserva la danzatrice Prakriti (aspetto primario dell’immanente), ma anche l’intero ambito dell’immanente, che non si riduce solo a Prakriti.


Intendendo Prakriti come attuazione immanente del principio femminile, si comprende che negare Maya significa anche negare il principio femminile.

Le dinamiche dello Spazio portano l’immanente, inevitabilmente, a sincronizzarsi, e le sue componenti rientrano infine a far parte del Trascendente; così, la danza cessa — o meglio, si realizza come danza trascendente in modalità compressiva, mentre prima era in modalità espansiva e risonante.

Lavorare qualitativamente su sé stessi porta a migliorare la sincronizzazione — non su base collettiva, ma individuale — ed è questo che si intende, in profondità, come lavoro su sé stessi.

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