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Brano tratto dal libro

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Il viaggiatore chiuse gli occhi. Dentro di lui, un gelo antico cominciò a sciogliersi, mentre un calore sottile trovava la sua strada verso il cuore, trasfigurando le ombre che lo avevano imprigionato.
Quando riaprì gli occhi, il mondo davanti a lui era trasfigurato. Non era più solo una visione esterna: il suo mondo interiore si rifletteva nella realtà circostante, intrecciandosi con essa in un’armonia nuova e luminosa.
La luce danzò in un movimento fluido, riversandosi in una scala maestosa che prese forma davanti a lui: la Scala dei Cinquanta Passi.
I gradini d’oro e d’argento brillavano di una luce pulsante, vivi come una promessa intrecciata a una sfida.
Andrea li riconobbe subito. Era la Scala che, in passato, lo aveva condotto al cospetto del Saggio, la guida che aveva illuminato i suoi passi nei momenti più oscuri. Fu lì che, in un unico incontro indimenticabile, il nostro ricercatore aveva ricevuto una sfera di luce e parole che ancora risuonavano nel suo cuore: “Che l’Amore ti guidi sempre.”
Ogni gradino intonava una melodia silenziosa che vibrava tra spirito e materia. Oro e argento non erano solo colori: l’oro irradiava calore e intuizione, richiamando la luce interiore; l’argento rifletteva la solidità della materia, sfidandolo a trasformare quella luce in azioni concrete.
Non opposti, ma complementari, i due elementi intrecciavano il loro significato in un invito a trovare equilibrio tra raccoglimento profondo e azione concreta.
“Ci sarà di nuovo il Saggio ad aspettarmi?” si chiese Andrea, con una curiosità rispettosa. Rivide il suo primo incontro con la Scala, quando l’aveva percorsa senza toccarne i gradini, sospeso in una leggerezza che sfidava ogni legge.
Ora, però, davanti a quei cinquanta passi, comprese che non c’era fretta. “Ogni passo è già l’arrivo,” pensò.
Inspirò profondamente. Con ogni gradino, sentiva i dubbi e le paure allentarsi, mentre vecchie ferite riaffioravano come sussurri chiedendo ascolto. Ogni movimento le trasformava in energia viva.
L’universo sembrava espandersi a ogni passo, intrecciando frammenti di passato con il Presente, mai davvero perduto.
A metà del cammino, il respiro si fece incerto, trattenuto da una tensione indescrivibile. Davanti a lui si ergeva un confine invisibile: una soglia che era insieme limite e apertura, come se potesse non essere là dove già era, sospeso tra ciò che percepiva e ciò che era realmente.
Una voce emerse dal silenzio, calma e ferma, familiare ma velata da un’ombra di ambiguità: “Apriti alla Felicità – Amore Assoluto. Lascia che il Regno ti si riveli.”
Andrea avvertì un fremito profondo, come un’onda sottile che pervadeva la sua immanenza. Era la voce del Saggio. O almeno, così sembrava. C’era però una sfumatura diversa, un’intonazione nuova, capace di disorientarlo.
Restò immobile, mentre una fitta, intensa ma inafferrabile, si propagava nel suo petto. Felicità? La parola vibrava come un’eco lontana e fragile, una porta che iniziava ad aprirsi, ma che lui temeva di non saper oltrepassare. Come accogliere ciò che si mostrava appena, come un soffio timido nel cuore?
Si lasciò avvolgere dal silenzio, cercando rifugio, sperando che potesse offrirgli una risposta. Poi, con esitazione, sussurrò: “Quale Regno?”
All’improvviso, una visione di lucida potenza e struggente bellezza si spalancò davanti a lui. Una costruzione cubica, immensa e scintillante, si ergeva, composta da cubi d’oro e d’argento che sembravano pulsare di vita propria. Avvolta nella luce perenne di un’alba eterna, la città impossibile si estendeva all’infinito, i suoi cubi intrecciandosi in una danza armoniosa, come se ogni elemento partecipasse a una sinfonia cosmica di perfezione.
Il viaggiatore percepiva che quella città dorata e d’argento rappresentava il culmine del cammino iniziato sulla Scala dei Cinquanta Passi. Quegli scalini li aveva già percorsi, e allora lo avevano condotto soltanto al Saggio. Nessuna città, nessun cubo. Forse questa volta sembrava aver oltrepassato un confine invisibile. O forse, semplicemente, era più vicino al Qua, semmai potesse esserne lontano.
“Dove sono?” si chiese.
“Dove sei e chi Sei non fa molta differenza qui, ma devi essere, non immaginarlo,” disse la stessa voce, calma e ferma, che poco prima lo aveva invitato ad aprirsi alla Felicità.
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