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Brano tratto dal libro

Gli argomenti di questo blog sono trattati durante i corsi di Andrea Pangos. Se sei interessato a partecipare o a organizzare un corso, puoi trovare maggiori informazioni alla seguente pagina:
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La mente in conflitto e il Cuore in Silenzio: come superare il rancore riconoscendo la Verità.
Il rancore: ingiustizia verso sé stessi
Il rancore è un modo irragionevole di porsi verso sé stessi: si cerca giustizia (o presunta tale) essendo ingiusti verso sé. Per precisione: il rancore non è un modo di porsi verso sé stessi perché è un subire dinamiche distruttive. Essendone capaci non ci faremmo del male. Essere autodistruttivi significa subire il male. Pertanto, non è nemmeno autodistruttivi: ciò non toglie che si è comunque soggetti alla distruttività. La consapevolezza è sempre realizzazione del bene.
Il rancore indica anche il desiderio lecito di aver ragione. Producendo (leggi: subendo la produzione) di rancore facciamo però un torto a noi stessi. Le dinamiche del rancore sono anche un interminabile discutere con sé stessi. Discutere (con sé stessi o altri) è un ottimo modo per sprecare energia e impedirsi l’emersione di stati esistenziali superiori. Spesso si discute, perché, come viene spesso detto: si vuole avere ragione. Domanda da porsi in cerca di risposte illuminanti:
Chi vuole avere ragione quando
discutiamo con noi stessi?
Chi è l’altro nel caso di
discussione con sé stessi?
Non sarà che non discutiamo con noi stessi,
ma subiamo impotenti un conflitto interiore?
Nota: la discussione non va confusa con il dialogo interiore consapevole.
Ragione e torto esistono a prescindere dalle reazioni altrui. Se abbiamo ragione abbiamo ragione, se siamo in torto siamo in torto. Gli altri possono confermarci o negarci di aver ragione o torto, ma soltanto se sono in grado di farlo perché hanno compreso la questione espressa. Aver ragione significa esprimere la verità esistente a prescindere. Avere torto significa mentire, anche non intenzionalmente: immaginare di sapere è profondo ignorare. Dare ragione a chi ha torto significa illuderlo, negare la ragione di chi afferma verità è mentire. Voler aver ragione significa voler poter esprimere verità.
La ragione sta dalla parte di chi ragiona giustamente. Non perché la racconta apparentemente meglio, ma perché i suoi ragionamenti sono veritieri. Manipolare con successo non significa aver ragione, anche se i fatti sembrano dar ragione, perché ottenuto il voluto manipolando.
Rinunciare al bisogno di aver ragione significa voler essere irragionevoli. È bene rinunciare al bisogno che gli altri ci diano ragione, ma dobbiamo fare in modo da essere sempre più profondamente ragionevoli. Come anticipato, seppur in modo leggermente diverso: aver ragione significa semplicemente esprimere la verità, che è tale a prescindere dell’interpretazione altrui delle nostre parole.
Il ragionamento è arte molto meno diffusa di ciò che si ritiene in generale. In generale non si ragiona in modo sufficientemente profondo, consapevole, complesso, per sintetizzare giustamente. Dalla prospettiva dell’umanizzazione l’aumento della qualità del ragionamento esige l’aumento del grado di consapevolezza, non soltanto l’acquisizione e la miglior combinazione di nozioni. Umanizzandoci con qualità possiamo comprendere molte cose che prima riuscivamo a concettualizzare senza però comprendere, perché i concetti non erano nobilitati dal grado di consapevolezza necessario per integrarli, comprendere veramente, anche grazie al sentire qualitativo.
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Brano tratto dal libro

Trasformare il Rancore in Perdono
Una guida olistica per superare rabbia, ferite emotive e blocchi personali, ritrovando la pace interiore.
Perdonare non è dimenticare. È trasformare il ricordo in Amore.
Questa guida accompagna il lettore in un percorso di crescita personale, guarigione emozionale e trasformazione spirituale, per liberarsi dal peso di emozioni dolorose come rabbia, risentimento, senso di ingiustizia, vergogna, ansia, vendicatività e colpa.
Attraverso un metodo collaudato in oltre vent’anni di seminari e percorsi individuali condotti direttamente dall’autore, il libro propone un approccio pratico, esperienziale e profondo che agisce su quattro livelli: spirituale, mentale, emotivo e genealogico.
✔ Sciogliere blocchi personali e familiari
✔ Superare dinamiche interiori di vittimismo e reazione
✔ Trasformare il dolore in pace, e il passato in consapevolezza
✔ Riconoscere e accogliere il potere guarente del Perdono
✔ Ristabilire relazioni più sane e libere
✔ Attivare il proprio potenziale evolutivo
Il testo offre spiegazioni approfondite, tecniche concrete, intuizioni trasformative e una visione ampia del perdono come via d’amore, libertà e consapevolezza.
Perdonare, in queste pagine, non significa dimenticare: significa integrare, evolvere, rinascere.
Un libro per chi è pronto a lasciare andare il rancore e scegliere di vivere con il cuore libero.

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