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Brano tratto dal libro: Il Segreto della Luce nella Cabala: Yetzirah e le Stelle – Scienza esatta, Tradizione spirituale e Trinità Stellare

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L’Uomo come scienza ontologica: il superamento della dualità osservatore-osservato
Per introdurre una riflessione sui limiti della conoscenza e sulla natura della realtà, e comprendere l’Uomo come scienza ontologica, è utile partire da un’analisi dei limiti epistemici della scienza contemporanea.
Per esempio, la scienza quantistica non dispone di accesso diretto ai livelli coerenti del Substrato; per questo si fonda su un approccio probabilistico, espresso dal Principio di Indeterminazione. Non ha accesso diretto al Substrato, ma può sfiorarlo indirettamente in stati quantici estremi — come nei condensati di Bose-Einstein o in alcune correlazioni a bassa energia — che tuttavia restano descritti entro un paradigma radiante.
Anche gli acceleratori di particelle, pur essendo tra gli strumenti più avanzati, operano nel dominio della disgregazione post-coerente: non accedono alla coerenza del Substrato, ma ne registrano soltanto le tracce successive alla rottura.
Qualunque accoppiamento con un sistema coerente introduce una perturbazione.
Dal punto di vista formale, la coerenza perfetta — in cui la fase è esattamente comune a tutti i gradi di libertà — si mantiene solo in assenza totale di interazione esterna.
Basta sfiorare un sistema coerente per introdurre uno sfasamento: in senso assoluto, la coerenza si interrompe già in quell’istante.
L’uomo è l’unico strumento che può accedere al Substrato; anzi, nemmeno questo, perché egli stesso è il Substrato: primariamente, il Nucleo (Purusha, Adam Kadmon). L’uomo è quindi l’unico che può essere scienza ontologica.
Va considerato che la Coerenza Originaria è il Trascendente (di cui siamo parte anche Noi Stessi in quanto Sé, Purusha, Adam Kadmon).
Il primo sfasamento è dato dall’inizio delle vibrazioni trasmigranti dallo Stato Trascendente; pertanto, soltanto Noi Stessi, Sé (non certamente noi stessi come osservatori sensibili), possiamo essere intesi come osservatori affidabili, nel senso di Parametro affidabile, perché Originario.
Va considerato che Maya significa misurazione del movimento: Ma (misurazione) + Ya (movimento), da parte del Purusha.
Si tratta dell’analogia conosciuta come Spettatore Purusha (Sé) e Danzatrice, che, in quanto Prakriti, danza dinanzi allo Spettatore, fino alla cessazione della danza, quando le Mulaprakriti sono reintegrate nel Purusha, cioè dopo il Grande Pralaya. La parola Maya sta a indicare che la sostanzialità osservata dei fenomeni è reale sul suo piano, ma irreale rispetto al Trascendente, perché è un’attuazione transitoria di ciò che esiste eternamente.
Il Suddetto è chiaro a chi ha riconosciuto e conosciuto il passaggio di parte delle Mulaprakriti–Shekinah dallo Stato Trascendente allo stato immanente, cioè l’inizio della radiazione di Mulaprakriti. Questo significa anche che lo sfasamento originario non deriva da un impulso esterno, perché nel Trascendente non c’è un “esterno”, ma semplicemente parte delle unità che fanno parte del Trascendente Simultaneo va a formare l’Immanente Sequenziale.
In tutto questo, il “mondo esterno”, sperimentato attraverso i sensi fisici — quindi legati alla radiazione elettromagnetica — è l’ultimo anello della sequenzialità.
La Scienza come Conoscenza di Sé e sé
Non è quindi corretto affermare che l’uomo non possa risolvere interamente, in termini scientifici, la questione che studia, perché, facendone parte, egli sarebbe un ostacolo. Il punto è che l’uomo non deve essere un ostacolo a se stesso: e per non esserlo, deve Conoscersi. L’antica esortazione “Conosci te stesso” indica la direzione verso una conoscenza autentica e scientifica della realtà.
La conoscenza autentica nasce soltanto quando si studia dalla prospettiva del Soggetto, del Sé, che “poi” appare a Sé in Sé. L’Uomo, che è Spazio, deve sviluppare una scienza che unisca la concettualità matematica all’osservazione interiore: una scienza capace di riconoscere la proiezione, cioè la radiazione elettromagnetica, dal punto in cui inizia, e non soltanto dal punto in cui si è già sviluppata, che è ciò che appare come esterno.
Esterno è tutto ciò che non è Substrato: la percezione sensibile, i pensieri cerebrali, le emozioni, l’intero spettro elettromagnetico. Tuttavia, ciò che chiamiamo “esterno” non è esterno all’uomo in quanto essere terrestre, ma è esterno al Substrato. Identificandoci come osservatori sensibili, interpretiamo in modo distorto: crediamo che “esterno” sia ciò che appare fuori di noi, perché ci definiamo come corpo fisico.
In realtà, tutto il mondo sensibile – inclusa la percezione chiamata corpo fisico – è esterno al Substrato, in quanto proiezione dello stesso. Quando questa comprensione si realizza e sistematizza, la scienza diventa ontologia vivente: il riconoscimento dell’Essere che appare a Sé in base alle Necessarie Leggi dello Spazio, il Quale è Legge di per Sé.
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