
I contenuti di questo blog sono tratti dai libri di Andrea Pangos e approfonditi durante i suoi corsi.
La creazione è realmente creazione? La manifestazione è reale? Il movimento è reale? Può esserci emanazione?
Lo Spazio è pieno (più precisamente è Pienezza, altrimenti sarebbe un contenitore), composto dalle Mulaprakriti. Nessun posto è libero: ogni Mulaprakriti è il posto che è; pertanto, nessuna Mulaprakriti può spostarsi.
Le vibrazioni trasmigranti, cioè le Mulaprakriti che hanno perso lo status di Simultaneità dopo lo Tzimtzum, non si spostano fisicamente, ma oscillano sempre nella loro posizione — o, più precisamente, oscillano come la posizione che esse stesse sono — riconfigurandosi rispetto al resto del Substrato.
Non c’è quindi creazione né manifestazione. Nulla viene creato: le Mulaprakriti sono eterne, si configurano semplicemente in modo diverso.
Un cubo Lego non può mai diventare altro da sé: resta sempre un cubo Lego. Può però essere organizzato diversamente nello “spazio sensibile”, cioè collegato in modo differente con altri cubi. Questo implica il suo spostamento nello spazio, mentre le Mulaprakriti si rapportano diversamente tra loro senza neppure potersi spostare.
Pertanto, l’Immanente non è la manifestazione del Trascendente, ma una configurazione diversa degli stessi elementi che, in uno stato precedente, componevano il Trascendente. La “manifestazione” non è realmente manifestazione. È l’apparire sequenziale di frammenti della potenzialità insita nella simultaneità. Il riflesso nello specchio non crea un nuovo soggetto: è solo un modo diverso in cui il soggetto si rende visibile a Sé. Tra l’altro il Trascendente è (non diventa) “specchio” solo con la comparsa dell’Immanente.
I termini di manifestazione o creazione non sono quindi adeguati: si tratta, in realtà, di un’attuazione diversificata in Sé Stesso dei potenziali eterni del Trascendente.
Ne consegue che non esiste una dicotomia tra Essere e non Essere, ma soltanto l’Essere e il suo apparire, cioè l’organizzazione delle Mulaprakriti secondo modalità Trascendente o Immanente.
Intendendo il Trascendente come Essere, possiamo riconoscere che il non-Essere non ha realtà, se non concettuale: esiste solo l’apparire dell’Essere, che non è un manifestarsi verso l’esterno, ma un apparire del Sé (l’Essere) a Sé, in Sé.
Appare a Sé, perché solo l’Essere è dotato di Coscienza; appare in Sé, perché l’attività desincronizzata non può trovarsi fuori dall’Essere, che è l’unica realtà, lo Stato Originario della Totalità-Spazio.
Questa trasformazione non è un divenire: l’Essere non può diventare altro da Sé. Essa è un modo interno all’Essere di relazionarsi con Sé stesso.
In questo libro, i concetti di creazione, manifestazione ed emanazione sono utilizzati quasi esclusivamente — se non esclusivamente — laddove si riferiscono direttamente alla terminologia tradizionale.

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