
I contenuti di questo blog sono tratti dai libri di Andrea Pangos e approfonditi durante i suoi corsi.
Il Nome che È: Spiriti, Dinamiche e il Linguaggio del Cosmo come Ordine Vivente
Prima e oltre il nome: Spiriti e Dinamiche
Le entità associate a Gevurah sono le Virtù, ovvero gli Spiriti del Movimento. Abbiamo così:
- Chesed, con i suoi Spiriti della Saggezza, perché nella sua compressività è implicito tutto l’ordine del mondo stellare;
- Gevurah, con gli Spiriti del Movimento, che potremmo definire movimenti super ordinati, e per questo virtuosi (presupponendo ipoteticamente che vi sia qualcosa di non virtuoso nel Dharma — più precisamente, nell’esprimersi del Dharma, cioè nella dinamica dell’oscillatore perpetuo spaziale);
- gli Spiriti della Forma, associati a Tiphereth, semplicemente perché dalla “massa” compressiva di Chesed e dall’attività cinetica di Gevurah si formano le forme: i fotoni sferici.
È importante andare al di là dei nomi, comprendendo perché qualcosa sia chiamato in un determinato modo: il nome, in questo contesto, non è arbitrario, ma esprime una funzione reale.
Per essere effettivamente tali, i nomi dovrebbero corrispondere sempre alla dinamica che indicano — cioè, i nomi non dovrebbero essere per convenzione, ma per reale aderenza funzionale tra il termine e la struttura che esprime.
Quando si tratta di Nomi Veri, non bisogna fermarsi a conoscere soltanto i nomi, ma anche il motivo per cui gli appellativi sono proprio quelli. Senza questo approfondimento si rimane nel nozionismo: e, non avendo il collegamento tra concetto e dinamica cosmica, si fomenta il nominalismo.
Inoltre, anche sapendo esattamente il rapporto tra appellativo e dinamica corrispondente, se non abbiamo riconosciuto direttamente — cioè esperienzialmente — questo processo, siamo comunque nell’ambito del nozionismo o del nominalismo, perché ignoriamo esperienzialmente ciò che sappiamo concettualmente.
La conoscenza è incredibile perché non possiamo credere a ciò che conosciamo, mentre a ciò che non conosciamo siamo obbligati a credere — o a non credere — magari credendo all’inesistenza dell’esistente o all’esistenza dell’inesistente.
Spiegarsi i concetti con altri concetti può essere utile, ma la comprensione (Conoscenza) implica integralità: spiegarsi giustamente ciò che si è conosciuto. I concetti possono essere la soglia della scoperta, ma soprattutto devono essere il timbro della stessa.
Due precisazioni: sulla virtù e sul nome
La virtù, qui, non è qualità morale intesa nel senso ordinario del termine, ma di Morale Spaziale, non solo Cosmica: il Cosmo è l’aspetto immanente dello Spazio, che basilarmente è trascendente.
La Virtù è coerenza, dinamica che risponde al Dharma, non secondo giudizio, ma secondo funzione, che è Giudizio. È virtuoso ciò che non devia dall’Ordine, ciò che è in funzione dello Spazio in quanto oscillatore perpetuo.
Gli Spiriti del Movimento sono “virtuosi” perché generano movimento coerente — come lo sono, del resto, tutte le altre gerarchie spirituali, che sono anch’esse movimento (non esiste staticità assoluta).
Volendo approfondire, possiamo dire che, una volta spiegato il perché degli appellativi di Virtù e Movimento nel contesto di Gevurah, si può dedurre il collegamento tra nome e funzione. Ma, d’altronde, non si può non notare che tutte le altre gerarchie potrebbero essere lecitamente indicate con i nomi di Virtù, Movimento, ma anche Ordine, Esistenza, Forma e Forza: sono tutte composte da Mulaprakriti-Shekinah, che è la forza-forma fondamentale — anzi, l’unica — essendo l’unità di cui è unicamente composto lo Spazio intero, cioè la Totalità.
Virtù è l’Ordine. Tutto il Substrato è Virtù, Movimento, Forza e Forma. La Virtù è l’auto-strutturazione dell’Essere e del Suo Apparire in Sé.
Quanto al nome, serve distinguere. Il nome vero nasce solo dal riconoscimento di un pensiero vivente, che è pre-cerebrale. Non si inventa: si riconosce. È ciò che accade quando la funzione è vista, quando la dinamica è compresa dall’interno, non pensata dall’esterno. Il concetto morto è nome arbitrario. Il concetto vissuto genera nomi necessari.
Il nome autentico è vibrazione corrispondente: non designa, è. E la conoscenza reale non è sapere qualcosa, ma riconoscere ciò che dice sé stesso, senza bisogno di essere spiegato — ma che può essere spiegato.
Questa è anche la via dal pensare, o: immaginare di pensare, al Pensare dal piano del Pensiero Vivente, perché Pensatori.

Lascia un commento