Sistemi malati e standard che spengono la coscienza – Contro la meccanicità: il ritorno all’Essere Umano

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Sistemi malati e standard che spengono la coscienza - Contro la meccanicità: il ritorno all’Essere Umano

I contenuti di questo blog sono tratti dai libri di Andrea Pangos e approfonditi durante i suoi corsi.

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I sistemi tendono all’inconsapevolezza, poiché essa costituisce un terreno fertile per la manipolazione e lo sfruttamento. È però opportuno chiarire il significato dell’espressione “tendono”. I sistemi, infatti, non essendo soggetti dotati di discernimento, non possiedono né sensibilità, né coscienza, né consapevolezza.
Non tendono, ma funzionano — o meglio: sono il funzionamento — secondo una dinamica meccanica priva di consapevolezza, che li costituisce e che essi stessi sono.
La meccanicità del sistema è semplicemente la sua natura.

Questa condizione genera ambienti chiusi, che si autorinforzano — o meglio: si subiscono come limiti che limitano. Solo una guida consapevole può interrompere il ciclo: altrimenti, i sistemi replicano l’inconsapevolezza, standardizzandola.

 Così, sistemi non consapevolizzanti generano standard che a loro volta premiano altri sistemi simili: è un gioco di specchi. In realtà, il nodo centrale non sono i sistemi in sé, ma gli standard stessi, che non sono consapevolizzanti.

Il rilascio di certificazioni a organizzazioni che rispettano determinati standard di qualità dovrebbe tenere conto anche dei principi del Nobile Ottuplice Sentiero — tra cui i retti mezzi di sostentamento: guadagnarsi da vivere in modo da non nuocere ad altri esseri viventi.

Usiamo l’esempio del Nobile Ottuplice Sentiero perché offre indicazioni su come favorire lo stato di coerenza, cioè senza dissipazione, cioè l’Oscillatore Perpetuo. In questo senso, il concetto di Du:kha, spesso associato nel buddhismo alla sofferenza psicofisica, nel suo significato più profondo coincide con lo stress interattivo vibrazionale, cioè con le vibrazioni trasmigranti e la loro interazione immanente tra le tre forze fondamentali — compressione, risonanza, espansione — che compongono la dinamica dello Spazio. Soltanto il Trascendente è senza Du:kha, cioè senza stress vibrazionale. L’Immanente, invece, è tutto Du:kha, perché composto interamente da stress vibrazionale — che, tuttavia, se inquadrato nella Legge dei Guna, fa parte dell’Oscillatore Perpetuo, cioè del Dharma. Ciò che invece non è così inquadrato fa parte del Karma, perché non direttamente in funzione dell’Oscillatore Perpetuo.

 È per questo che la qualità di un sistema riflette inevitabilmente la qualità interiore di chi lo guida. Il sistema umano autentico favorisce lo sviluppo del potere consapevole, che implica la presenza interiore del leader. La consapevolezza è potere: senza di essa si subisce, anche quando si immagina di agire. Essere inconsapevoli significa essere corrotti. L’inconsapevolezza è una forma di incapacità esistenziale. Essere inconsapevoli significa essere corrotti — anche nel senso di non funzionali: incapaci di sostenere una funzione coerente rispetto alle necessità dello Spazio. La corruzione è una forma di disfunzione esistenziale, una perdita di direzione. Il karma è sempre subire, anche se sembra che si determini il destino, si è determinati dal karma, cioè ostacolati nell’evoluzione verso la possibilità di determinare.  Il karma è disordine che può essere risolto solo attraverso l’arbitrio, che implica l’assumersi la responsabilità: avere la risposta giusta alla situazione esistenziale.
Perché non tutte le risposte sono risposte: alcune sono solo parole — apparenze che mantengono l’inconsapevolezza e rinviano il superamento del karma.

 I leader definiscono la cultura e i valori di un’organizzazione. Se promuovono una cultura tossica, questa si rifletterà inevitabilmente sul comportamento e sull’atteggiamento delle persone. Questa è la differenza tra un leader effettivo e uno apparente — che non è nemmeno un leader, ma solo la parvenza di uno, anche perché interiormente disgiunto, non integrato.
Il leader è colui che guida: possiamo davvero chiamare “leader” chi ci conduce verso un burrone?
Non si tratta di guidare, ma di fuorviare, perché chi è disgiunto interiormente è incapace di indicare la Via.

Ad ogni modo, i leader tossici non promuovono nemmeno la tossicità: sono strumenti esecutivi della tossicità stessa. Promuovere implica consapevolezza; in sua assenza, si subisce. La consapevolezza è questione di assertività.

I leader sono responsabili perché hanno il “responso” alla situazione. Senza risposte, non si è responsabili — né leader.

La risposta giusta consiste nel favorire consapevolezza, creatività, quiete, empatia, gratitudine ed efficacia in linea con il Superiore.
La responsabilità è questione di risposte giuste. Possiamo essere risposta per altri se non lo siamo nemmeno per noi stessi, non sapendo chi Siamo?

Chi sono?

Quali sono le vere esigenze?

La struttura organizzativa dello Spazio è collaborativa. Le istituzioni sono aspetti dello Spazio.
Non rispettare il funzionamento ottimale dello Spazio — come indicato dall’esagono del Sankhya (vedi pagina 241) o dall’Albero della Vita — significa negare il Fondamento: è come minare le fondamenta della casa in cui si abita.

Favorire la concorrenzialità invece della collaborazione è un riflesso di una visione materialistica, fondata sull’idea di risorse limitate. Ma lo Spazio è una risorsa infinita. L’Essenza non si basa su logiche di scarsità, né nega la materia.

Aver bisogno della concorrenza per dare il meglio di sé rivela una mancanza di forza interiore.
La soluzione è la motivazione umanizzante, l’Impulso Umanizzante, che può essere detto, ma è ben Prima e Oltre ogni parola, a meno di non intenderla come Logos.

La concorrenzialità può facilmente diventare sleale, alimentando decadenza crescente. È sleale nella misura in cui viola i principi del Dharma, cioè i Principi Etici. In tal modo nutre l’albero della morte con dinamiche distruttive: odio, ripicca, vendetta, invidia, avidità…

Nota: nutrire l’albero della morte non è un ossimoro.

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