La Legge del Sistema Vivente – Oltre i sistemi disumanizzanti: l’urgenza della consapevolezza.

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I contenuti di questo blog sono tratti dai libri di Andrea Pangos e approfonditi durante i suoi corsi.

La Legge del Sistema Vivente – Oltre i sistemi disumanizzanti: l’urgenza della consapevolezza.

La Legge del Sistema Vivente

Un’umanità che aspira alla propria realizzazione non può ignorare la qualità dei sistemi che la rappresentano, non di rado manipolandola.

La Legge del Dharma consente la realizzazione dell’Oscillatore Perpetuo — è infatti la Legge stessa dell’Oscillatore Perpetuo, che non comporta perdite di energia. Le emozioni distruttive e i conflitti — espressioni dell’inconsapevolezza — rappresentano una dissipazione energetica. L’attuazione della Legge richiede consapevolezza.

 La dinamica dell’oscillatore perpetuo può esistere solo quando l’armonia dello scambio è generata dall’interno, ossia indipendentemente da influssi esterni al sistema. Questo implica una profonda consapevolezza e rimanda al significato autentico del concetto di lavoro interiore.

I sistemi umani devono pertanto essere umanizzanti, cioè basati sulle persone e orientati al loro bene.

Diversamente, sono solo strutture apparentemente umane: non rispettano le vere esigenze dell’essere umano, e sono necessariamente disumanizzanti. L’immondizia non profuma di rose fresche.

Va anche considerato che lo spettro dei vari gradi di umanità è molto ampio — e presenta forti tendenze al subumano, travestite anche da sovrumano o transumano.

Un sistema, o un’istituzione, non deve essere più importante delle persone. Questo significa, per esempio, che l’operatività del sistema non dovrebbe essere finalizzata al proprio mantenimento — né a quello di chi lo dirige — ma orientata al servizio delle vere esigenze dell’essere umano.
Un esempio banale ma indicativo è la burocrazia: non rappresenta certo una vera esigenza, ma è piuttosto una celebrazione del principio di meccanicità — l’opposto della consapevolezza.

Sempre che gli opposti esistano davvero: nemmeno la forza centripeta e quella centrifuga sono veramente opposte. Entrambe si fondano sulla Mulaprakriti, e appartengono al medesimo Spazio. Sono Sue Necessità.

 Un sistema giusto non può esistere in assenza di verità: giustizia e verità procedono insieme.
Riflettiamo sul fatto che la scienza mainstream è da molta considerata portatrice di verità, ma ha rinunciato — sistematicamente — al principio di verità come fondamento.
È comunque destinata, prima o poi, a redimersi.

E non c’è istituzione, oggi, che non faccia uso della scienza — cioè che non sia tecnologica. Ma che tipo di verità può offrire una scienza che non pone la verità come priorità?
Soprattutto quando manca della comprensione delle vere esigenze — un limite determinato dall’incapacità della scienza di cogliere l’Integrale, e quindi anche l’Uomo per ciò che è, e non soltanto per ciò che sembra essere.

Intendere lo Spazio come qualcosa di separato dal Soggetto — che è l’Uomo stesso — non può essere una base adatta alla ricerca dell’Unità. L’Uomo non è una questione di riduzionismo. Pensarlo diversamente porta inevitabilmente a sminuirlo — nella sua importanza per sé stesso, per la collettività e per lo Spazio Intero.

Un sistema sano tende a riflettere un leader coerente, o a correggere un leader disallineato dalla verità e dalle vere esigenze dell’essere umano.

Un sistema malato, no. Può persistere anche sotto la guida di una persona consapevole, se è strutturato per resistere al riequilibrio, anche perché alimentato dal falso — nel senso di disequilibrio, incurante delle vere esigenze umane.

Non dovrebbe sorprendere, allora, che quando un’organizzazione si ammali, la causa principale sia una leadership inconsapevole: priva di visione, di integrità o di reale servizio. Non a caso, il proverbio “il pesce puzza sempre dalla testa” esprime una dinamica strutturale: il degrado comincia dall’alto, ma si diffonde in tutto l’organismo. Un Giusto che subentra a guidare un sistema corrotto tenderà naturalmente alla rettificazione. Ma se il sistema è stato strutturato per preservare il proprio disordine tenderà a opporsi: la rettificazione è anche il decadimento del decadente. Il Bene, in questo senso, si attua come riduzione dell’azione del male — non per opposizione reattiva, ma per disattivazione delle sue condizioni di esistenza. È riequilibrio del campo.

Un leader sano non impone: trasforma, e nel farlo, guarisce. Ma proprio per questo, difficilmente sarà accolto da strutture che vivono della propria deformazione. Il male non è una forza autonoma: è solo una condizione incoerente che, lasciata senza nutrimento, si dissolve. Più precisamente: le vibrazioni che lo componevano rientrano nell’orbita del bene.

Espresso diversamente: un leader sano tende a sanare un’istituzione trovata malata. Ma resta il dubbio se gli interessi di potere di chi fa parte del sistema glielo permetterà.

Attenzione: la “capacità” di fare il male è, in realtà, un’incapacità. Il male si subisce, il bene si propone.
Essere soggetti a forze disumanizzanti significa essere impotenti a esprimere umanità. Succubi dei vizi — tra cui il non retto pensare — non possiamo manifestare virtù.
L’inconsapevolezza è il vizio basilare. La gestione corrotta è solo apparente gestione. Le virtù dipendono dalla consapevolizzazione, che è antitetica all’inconsapevolezza e alla meccanicità.

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