Non dualità – Via apofatica (neti neti) e via catafatica

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Non dualità - Via apofatica (neti neti) e via catafatica

I contenuti di questo blog sono tratti dai libri di Andrea Pangos e approfonditi durante i suoi corsi.

Non dualità – Via apofatica (neti neti) e via catafatica

Nel cammino della comprensione essenziale si riconoscono due movimenti fondamentali: la via apofatica, o via della negazione, e la via catafatica, o via dell’affermazione.

La prima si manifesta come discernimento radicale: un processo di disidentificazione in cui ciò che appare viene riconosciuto per ciò che non è. È il principio di neti neti — “non questo, non quello” — attraverso cui si smaschera ogni forma di ciò che spesso viene chiamato identificazione, considerandola un ostacolo.

Tuttavia, l’identificazione non è un processo negativo in sé: al contrario, identificare significa riconoscere e nominare con esattezza, definire ciò che una cosa è e ciò che non è.

L’identificazione è, in questo senso, una questione di verità.

Perciò, non solo non va esclusa, ma costituisce una colonna portante dell’autoindagine — o, più precisamente, il suo scopo profondo.

Dobbiamo considerare che è sempre la mente che formula concetti, ma può farlo in modi molto diversi: esprimendo verità o distorsioni, chiarezza o vaghezza, rigore o semplificazione.

L’autoindagine autentica non rigetta la mente, ma la raffina, fino a farne uno strumento di sintesi e riconoscimento, anziché di separazione.

Questo chiarisce quanto sia essenziale usare con precisione le parole, affinché esprimano ciò che realmente significano.

L’uso scorretto del termine “identificazione”, inteso come qualcosa da eliminare, finisce per rappresentare una negazione della verità: trascendere non significa eliminare, ma collocare nel giusto contesto.

È, si potrebbe dire — se solo gli opposti esistessero — l’“opposto” del significato autentico del concetto di identificazione: un atto di verità, così come dovrebbe esserlo ogni autentica autoindagine.

La via catafatica consente invece un riconoscimento pieno anche a livello concettuale, non solo esperienziale: non più “non questo”, ma “è questo”.

Nel suo senso più elevato, la via catafatica non si limita a riconoscere l’Assoluto, ma permette anche di articolarlo e descriverlo in modo internamente coerente e intuitivamente evidente.

Questo ha un effetto profondamente positivo sull’autoindagine, poiché la rende più radicata anche sul piano concettuale, senza per questo tradire la sua natura esperienziale.

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Non dualità - Essere (il) nulla

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