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Brano tratto dal libro: Trasformare il rancore in Perdono – Una guida olistica per superare rabbia, ferite emotive e blocchi personali, ritrovando la pace interiore

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Abbiamo veramente diritto a essere arrabbiati? Sfogare la rabbia fa veramente bene? A chi?
Ci è stato insegnato che sfogare la rabbia fa bene. Ma è davvero così?
Autodifesa?
L’ira può far parte (in forma di attacco) del presunto sistema di autodifesa. La prima persona che attacchiamo siamo però noi stessi: siamo i primi a subire la “nostra”[1] ira e le sue conseguenze. L’idea che l’attacco è la miglior difesa può essere valida in circostanze calcistiche. Per l’essere umano la miglior protezione è sicuramente la consapevolezza: salvaguardarsi da processi interiori distruttivi è un elemento fondamentale per una vita sana e felice. La soluzione è riconoscerli per trascenderli.
Mi apro a riconoscere e riparare
i danni interiori provocati dall’ira.
Rompere oggetti?
Reprimere l’ira non è benefico. Non lo è nemmeno sfogarla, anche per come si dice: togliersi un peso dallo stomaco. L’ira espressa ritorna come peso ancora maggiore e non soltanto sullo stomaco. Sfogarsi è come svuotare d’aria uno pneumatico. Può aiutare a evitare di prendere la strada peggiore, ma impedisce di percorrere quella giusta.
Rompere oggetti e urlare può aiutare a sfogarsi ma non risolve la situazione, anche perché forma un ulteriore accumulo di impressioni distruttive.
Il cosmo intero è una ricerca della soluzione per risolvere lo stress originale (primordiale), che ha come conseguenza la trasmigrazione delle vibrazioni. Lo scopo non è mantenere il grado di stress facendogli cambiare faccia. La soluzione allo stress è la giusta sincronizzazione delle tre modalità vibratorie (coesione, risonanza, espansione). Umanizzarsi significa essenzialmente: sincronizzarsi giustamente affinché emergano stati esistenziali via più elevati integrati nella quotidianità.
Rompere oggetti per scaricare lo stress significa trasferire lo stress dall’interno all’esterno. Attenzione: raccogliamo ciò che seminiamo. Rompere significa distruggere, che non è certo questione di assertività. Lanciare e rompere i piatti significa non esserci: la presenza dell’Io implica assertività. È la nostra assenza a rendere possibile la distruzione. In essenza ogniqualvolta non siamo presenti siamo meta di distruzione interiore ed esteriore.
La distruzione di oggetti per esternare l’ira può essere il viatico per distruggere vite umane. Che garanzie ci sono che non si passerà dal buttare i bicchieri al lanciare coltelli? Per loro natura i meccanismi tendono a rafforzarsi ripetendosi. La violenza va fermata grazie alla consapevolizzazione: la vita in funzione dell’inferiore è distruzione di per sé.
Mi assumo la responsabilità di riconoscere e riparare i danni
interiori causati da impulsi distruttivi.
Mi apro a riconoscere e riparare i danni
esteriori causati da impulsi distruttivi.
Chiedo al Bene Assoluto la realizzazione
del campo dei comportamenti consapevoli.
Urlare o respirare?
Urlare per dar sfogo all’ira non è realizzare un diritto. Immaginiamo una collettività in cui tutti urlano: che tipo di diritto stanno realizzando? Ci piacerebbe vivere in tale società?
Comunque, osservando consapevolmente la collettività inconsapevole è di per sé un urlo collettivo che cessa temporaneamente solo con il Silenzio del sonno profondo.
L’ira è un lamento, o meglio: un urlo interiore, anche quando non è espressa.
Invece di urlare possiamo (se possiamo, chiaro) respirare molto profondamente. Passando l’attenzione al respiro si toglie energia all’ira. Poi possiamo accompagnare il respiro con le affermazioni: inspiro pace – espiro pace. In questo modo riorganizziamo le vibrazioni del meccanismo distruttivo per realizzare una struttura costruttiva. La catarsi Superiore è quieta: di inquietudine c’è ne già troppa.
Quando qualcuno sfoga la propria ira urlando le sue urla producono una ferita emotiva sia in lui stesso sia in altri. Ciò potenzia i circuiti distruttivi esistenti e “crea” facilmente altri; grazie al virgolettato non si tratta di un ossimoro.
Urlare può servire, essere una soluzione parziale, ma non è la soluzione definitiva.
Mi apro alla realizzazione della
capacità di respirare consapevolmente.

[1] Nostra”, non ci stancheremo mai di ripeterlo perché subiamo la distruttività di un processo interiore che non è nemmeno nostro perché non gestito dall’Io.
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