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Brano tratto dal libro: Tu Amore Senza tempo -Romanzo spirituale per anime in ascolto, un intenso pellegrinaggio interiore tra Verità, Silenzio Sacro e Luce Pura.

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Oltre la percezione: l’eco di un risveglio multidimensionale verso la Luce
A quella domanda non espressa vocalmente, i passeggeri risposero mentalmente, all’unisono: “Ognuno ha il proprio schermo, a prescindere dall’autobus TuttoLuce.”
Lui non li vedeva, ma percepiva chiaramente le loro voci nella mente, unite in un coro perfetto. Non c’erano volti, corpi o sagome: solo una vibrazione collettiva che parlava direttamente alla sua coscienza. Era un’esperienza travolgente, quasi primordiale, come se quelle voci avessero sempre fatto parte di lui, pronte a emergere nel momento giusto.
Quel coro risuonava come un unico battito, potente e vibrante, simile a cento mani che applaudono insieme: un suono apparentemente singolo, ma capace di contenere una galassia intera di vibrazioni. Il Cavaliere si sentiva immerso in quella vibrazione, parte integrante di una realtà che non poteva più ignorare, come se ogni limite tra sé e gli altri fosse svanito.
Per un istante, avvertì una punta di delusione: aveva creduto di essere l’unico viaggiatore, immaginava di avere un ruolo speciale. Poi, quasi con ironia, si accorse di quanto quel pensiero fosse una trappola del suo vecchio senso di centralità.
Sorrise amaramente, riconoscendo in sé un sottile egocentrismo spirituale, un’ombra di un passato in cui il suo senso di unicità gli aveva impedito di vedere la connessione con il tutto. Ma ora stava cambiando. Ora era molto meglio di allora, quando era molto peggio di adesso. La maturazione spirituale gli aveva mostrato come quel senso di isolamento si fosse gradualmente dissolto, lasciando spazio alla consapevolezza di essere parte di qualcosa di più vasto.
Gli tornò poi in mente una riflessione fatta tempo prima: “Che cosa differenzia la realtà percepita da un videogioco? Una migliore definizione dello schermo? Una tecnologia più avanzata? Un software più sofisticato? Non potrebbe essere che ciò che vedo accada, in effetti, su uno schermo multidimensionale dai bordi non ravvisabili?”
Un pensiero nitido busso nella mente:
“L’autobus TuttoLuce appare in me. Sto viaggiando in me stesso.”
“D’altronde è qualcosa che già sapevi,” disse una voce familiare. Andrea riconobbe immediatamente il tono del Saggio.
“Sì,” rispose lui, “ma ora lo percepisco più chiaramente. Ora mi è molto più chiaro. Ma, dimmi, cosa ci fai qui tu, caro consigliere?”
“Stai vivendo l’esperienza di me in te,” rispose il Saggio. “Ma io non sono ciò che sperimenti come me. Così come l’autobus TuttoLuce, che appare in te, esiste anche a prescindere da te.”
Andrea rimase in silenzio, riflettendo sulle sue parole. Poi, con la coda dell’occhio, notò una scia di luce attraversare l’autobus, come se TuttoLuce fosse una galassia pulsante. E forse lo era. La scia di luce vibrava dolcemente, un’eco visiva di quella semplice, ma potente, toccata e fuga del Saggio. Non c’era bisogno di altro: il suo passaggio aveva lasciato un segno profondo, silenzioso e luminoso, proprio come quella scia.
Lui lasciò che quelle parole riecheggiassero nella sua mente, intrecciandosi con le sensazioni del momento. Stava ancora riflettendo sul significato di “percezione” e “realtà” quando un bagliore improvviso catturò la sua attenzione.
Un finestrino iniziò a lampeggiare, interrompendo i suoi pensieri. Si voltò, incuriosito, e vide le stelle svanire dal vetro mentre parole luminose prendevano forma, una dopo l’altra:
Ciò che sperimentiamo come “altri” non sono
gli altri in sé, ma forme prodotte da noi stessi in noi stessi.
Questo è ben diverso dal sostenere che gli altri
siano solo nostre proiezioni,
esistenti unicamente nella nostra mente.
La percezione non va confusa con l’oggetto su cui si basa.
Dire che tutto ciò che sperimentiamo avviene in noi stessi — perché ogni esperienza-interpretazione non può essere esterna a noi — non significa negare l’esistenza di un mondo esterno, altro da noi.
Affermare che tutto sia una nostra proiezione
implica la convinzione che ci siamo solo noi.
Andrea lesse con attenzione, lasciando che ogni passaggio si sedimentasse nella mente. Le parole, pulsanti come se vivessero di luce propria, sembravano parlare direttamente al suo cuore, chiarendo qualcosa che aveva sempre sfiorato con il pensiero ma mai compreso fino in fondo.
Quando le parole sul finestrino si dissolsero, percepì un cambiamento. Una lieve vibrazione percorse il pavimento dell’autobus, e l’aria stessa sembrava caricarsi di una nuova energia. Poi, lentamente, il paesaggio circostante cambiò.

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