
I contenuti di questo blog sono tratti dai libri di Andrea Pangos e approfonditi durante i suoi corsi.
L’Uomo è misura di tutte le cose: autoosservazione dell’Essere stesso.
Questo capitolo non si lascia leggere di fretta: è un oggetto di meditazione, in genere non di comprensione immediata.
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L’Uomo Reale: Misura e Misuratore
L’Uomo-Brahman non è un osservatore esterno: è Brahman stesso. Non osserva il Substrato: lo è.
Nel Nucleo stesso del Brahman, cioè “in” Nirguna, l’osservare è fatto, e non atto, dell’Essere: autoosservazione – autoCoscienza, semplicemente Coscienza – Istantaneità di Sé.
È questo che fa dell’Uomo l’unico “strumento” capace di conoscenza ontologica. “Poi”, con il presentarsi della sequenzialità, emergente comunque dalla Simultaneità, la Coscienza può essere il parametro della misurazione dell’apparire dell’Essere Nirguna in formato Maya. L’Uomo Trascendente misura il movimento apparso in Lui, da Lui. E non illudiamoci che l’Essere sia senza Misura: è la Misura stessa — altrimenti, come potrebbe misurare? È Misuratore proprio perché Misura.
E il movimento non è nemmeno movimento: si tratta delle stesse oscillazioni Mulaprakriti che, come abbiamo visto, sono un posto che non può spostarsi. Ciò che cambia rispetto al Nirguna, è che non sono più inglobate nella Simultaneità; così fano parte della sequenzialità, e ciò può dare l’impressione di movimento, mentre si tratta di un cambiamento organizzativo dalla modalità Simultaneità (Nirguna) alla modalità Sequenzialità (Maya). Questo appare, appunto, come movimento: tempo come differenziazione dello Spazio, laddove la Simultaneità è anche identità tra Spazio e “Tempo”, così definito in base a ciò che sarà: cioè l’Atemporale.
Comprendere il Reale non significa inseguire l’apparenza, ma constatarla fermamente, cioè senza turbamento: per misurare veramente dobbiamo cioè quietare la mente, ottimizzare i vortici mentali in modo che all’auto-constatazione (auto-svelamento) possa seguire una mente funzionale, cioè giustamente concettualizzante, perché operatività del non-duale e non più disfunzione duale.
La mente fa parte di Maya; la mente coerente è cioè della sequenzialità, che di per sé è dualità — ma solo considerando il Nirguna come unica non-dualità. Dobbiamo sempre considerare che abbiamo la non-dualità intesa strettamente come Simultaneità Nirguna, ma che anche Maya senza distorsioni può essere intesa come non-dualità in senso ampio, perché funzionale allo Spazio in quanto oscillatore perpetuo.
Oltre alla definizione stretta, cioè del Nirguna come unico stato non-duale, possiamo cioè — anche per non soggiacere all’impulso di non valutare giustamente Maya — considerare il tutto dalla prospettiva dell’oscillatore perpetuo.
In questa visione, non-duale è tutto ciò che non ostacola l’oscillatore perpetuo.
Da questa prospettiva, la mente coerente è perciò non-duale, mentre la mente non coerente è duale.
Questo modo di vedere le cose può aiutare anche a evitare conflitti mentali — conflitti della mente con se stessa — favoriti da idee errate della mente su sé stessa, che rendono non funzionale una funzione fondamentale. La mente conflittuale è una mente che non realizza il proprio ruolo: tradurre le leggi dell’Essere e del suo apparire nel linguaggio del pensiero, senza distorcerle.

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