La sapienza che illumina e la mente olografica: la verità che non discute – oltre la dialettica, dentro sé stessi

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Brano tratto dal libro: Il Codice Segreto della Cabala: Ain Soph e l’Albero della Vita spiegati da una scienza millenaria antidiluviana oltre la fisica quantistica

La sapienza che illumina e la mente olografica: la verità che non discute – oltre la dialettica, dentro sé stessi

La Verità che non discute

La dialettica può essere un enorme impedimento per conoscere la Verità. La dialettica è, eventualmente, discorrere sulla Verità. La Verità è il Discorso irraggiungibile alla dialettica.

Il superamento di concetti limitanti acquisiti, anche (se non soprattutto) di tipo spirituale, è stato uno degli ostacoli maggiori incontrati nella ricerca che ha portato alla stesura di questo libro. Trascendimento di idee che erano state di grande aiuto per passare da minor a maggior comprensione, ma che arrivati a un certo punto sono diventate dei limiti per una comprensione ancora più profonda. Alcune di esse possono essere inserite nella categoria delle indicazioni finemente fuorvianti.

Sostituire il punto posto dietro le nostre convinzioni con un punto di domanda è un buon modo per ampliare gli orizzonti conoscitivi, magari scoprendo che le presunte verità definitive erano soltanto aspetti della nostra ottusità. Porre in discussione le proprie idee è anche un buon modo per evitare discussioni con altri: chi ben conosce non discute, eventualmente spiega.

Discutere è un ottimo modo per sprecare energia e per impedirsi l’emersione di stati esistenziali superiori. Spesso si discute perché, come viene spesso detto, si vuole avere ragione. Ragione e torto esistono però a prescindere dalle reazioni altrui. Se abbiamo ragione abbiamo ragione, se siamo in torto siamo in torto. Gli altri possono confermarci o negarci di aver ragione o torto, ma soltanto se sono veramente in grado di farlo. Dare ragione a chi ha torto significa illuderlo, negare la ragione di chi afferma verità è mentire.

La ragione sta dalla parte di chi ragiona meglio. Non perché la racconta apparentemente meglio, ma perché i suoi ragionamenti sono più veritieri. Manipolare con successo non significa aver ragione, anche se i fatti sembrano dar ragione perché si è ottenuto il voluto manipolando.

Rinunciare al bisogno di aver ragione, come viene talvolta espresso, significa voler essere irragionevoli. È bene rinunciare al bisogno che gli altri ci diano ragione, ma dobbiamo fare in modo da essere sempre più profondamente ragionevoli. Aver ragione significa semplicemente esprimere la verità, che è tale a prescindere dall’interpretazione altrui delle nostre parole.

Il ragionamento è arte molto meno diffusa di ciò che si ritiene in generale, anche perché, in generale, non si ragiona in modo sufficientemente profondo, consapevole, complesso, per sintetizzare giustamente. Dalla prospettiva dell’umanizzazione, l’aumento della qualità del ragionamento esige l’aumento del grado di consapevolezza, non soltanto l’acquisizione e combinazione di nozioni.

Umanizzandoci con qualità possiamo comprendere molte cose che prima riuscivamo a concettualizzare senza però comprendere, perché i concetti non erano nobilitati dal grado di consapevolezza necessario per integrarli, comprendere veramente, anche grazie al sentire qualitativo.

Mi apro alla realizzazione della

capacità di dubitare consapevolmente.

Mi apro al superamento diretto

delle trappole della dialettica.

Mi apro a

riconoscerMi Verità.

Mente olografica

Essendo parte dello Spazio olografico, anche la mente è necessariamente un sistema vibrazionale olografico. Di conseguenza, può riprodurre e comprendere ogni fenomeno portandosi in uno stato coerente e sincronizzato.

Mi apro a riconoscere la

struttura olografica della mente.

Mi apro a riconoscere la

struttura olografica dello Spazio.

La mente può attuare i fenomeni su una propria scala, comprendendoli sia concettualmente (in base alle sue capacità cognitive) sia attraverso l’esperienza diretta; non ci riferiamo soltanto alla mente ordinariamente intesa.

Le esperienze fondamentali della mente sincronizzata restano impresse con forza e chiarezza. Questa è una conoscenza diretta (nel senso di non concettuale) , che può essere tradotta in concetti basati sulla nostra esperienza, piuttosto che in idee e spiegazioni altrui. Ed è proprio questa una delle differenze essenziali tra insegnamento ed educazione.

Domande Illuminanti

Presupponendo, del tutto ipoteticamente, che esista una falsa conoscenza: la vera conoscenza è quella che genera trasformazione interiore — integra, eleva e orienta.

Le domande illuminanti sono un modo per fruire della mente in modo illuminante. Interpellarsi in modo illuminante è naturale: siamo anche luce in cerca della Luce. Le domande illuminanti aiutano a far illuminare la Ragione (Binah) dalla Sapienza (Chokmah).

Mi apro alla realizzazione e

sincronizzazione dei due emisferi cerebrali.

Mi apro alla realizzazione della

conoscenza unificatrice.

Mi apro alla realizzazione del nodo

di sincronizzazione del terzo ordine.

Le domande illuminanti servono anche per donare miglior, maggior, significato ai simboli che la vita ci propone: porsi domande giuste è anche un allenamento per imparare a interpretare senza proiettare.

Se non vogliamo essere vita solo “simbolica” dobbiamo significarci sempre meglio. I simboli sono soltanto forme per chi non sa interpretarli, donargli significato: per far significare veramente la vita bisogna nutrirla con significati profondi, non con simboli privi di qualitativa significazione.

Tutte le domande poste giustamente (cioè in modo da favorire maggior comprensione) sono illuminanti. Ci sono verità che sono di grande aiuto, anche se contemplano, essenzialmente, soltanto il piano della materialità fisica, senza considerare ambiti superiori.

Mi apro alla realizzazione interiore della struttura delle domande e risposte illuminanti.

Il concetto di domanda illuminante riguarda però primariamente le domande che favoriscono l’umanizzazione, implicano cioè anche il sovrasensibile. Le domande illuminanti sono anche strumenti per spiritualizzare la mente affinché maturi come strumento in funzione del Superiore.

Le domande illuminanti sono concetti che favoriscono il superamento dei limiti rappresentati, anche, dai concetti esistenti.

Le domande illuminanti sono modi di utilizzare il principio Sapere per sviluppare gli altri due principi fondamentali dell’uomo: il Sentire e il Volere. Porsi bene domande illuminanti aiuta a sentire meglio, vale a dire anche su piani esistenziali sempre più elevati, che corrisponde anche alla continuità di consapevolezza su tali piani.

Le domande illuminanti sono anche uno strumento per liberarsi dal sapere superfluo. La mente non sufficientemente illuminata può essere molto abile a diversificare la propria ignoranza facendole assumere vesti sempre più ammalianti. Non dovremmo porci domande superflue (in verità le subiamo) che aumentano la quantità delle nozioni senza però contribuire all’umanizzazione. L’utilizzo non sufficientemente consapevole della mente la porta a essere sempre più soggiogata dal proprio concettualizzare: per offrirci risposte qualitative dobbiamo chiederci e risponderci in modo Umanizzante.

L’aumento quantitativo di sapere qualitativo è più che benvenuto. L’aumento qualitativo del sapere significa anche aumento della sua complessità, che esige la correlazione delle nozioni a disposizioni, per generare infine sintesi. Si possono acquisire moltissimi concetti, senza però praticamente aumentare la complessità concettuale, la quale esige integrazione. La complessità è cosa ben diversa dalla complicatezza.

Mi apro alla realizzazione della

capacità di pormi domande illuminanti.

Mi apro alla realizzazione della

capacità di rispondermi in modo illuminante.

Chiedo alla Verità la moltiplicazione

infinita di domande e risposte illuminanti.

Mi apro alla necessità e capacità

di comprendere profondamente.

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