Se la zona di comfort è veramente piacevole perché uscirne? Ci sono comportamenti inaccettabili?

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Zona di comfort e sensi di colpa

Seppur fattore di disturbo i sensi di colpa possono far parte della cosiddetta di zona di comfort. Questo per vari motivi, per esempio: per uscire dalla zona di comfort bisogna affrontare l’ignoto, ma spesso si preferisce (ovvero: si è obbligati a) rimanere nella sofferenza conosciuta, piuttosto che affrontare l’ignoto.  Le paure, ma anche i meccanismi limitanti in generale sono spesso così forti da “far preferire” la sofferenza della zona di comfort.

La zona di comfort è in genere questione di meccanicità e ripetitiva: la zona di comfort si ripete per inerzia. Uscire dalla cosiddetta zona di comfort esige invece sforzo e consapevolezza. Sforzo per sforzo si preferisce lo sforzo conosciuto a quello nuovo, anche perché il primo si subisce per meccanicità, mentre il secondo deve essere uno sforzo consapevole: uscire dalla cosiddetta zona di comfort andrebbe inteso soprattutto come realizzare un livello di consapevolezza superiore. Quando parliamo di zona di comfort ricordiamoci che l’inferno è la zona di comfort dei demoni. 

La zona di comfort ha un’energia limitata e stagnante. Preferiamo la limitatezza o le immense potenzialità esistenziali?

Se la zona di comfort è veramente piacevole,

perché dovremmo uscirne?

Nota: l’effettiva Zona di Comfort è la Prospettiva Identità, anche perché caratterizzata dalla Beatitudine (Amore Assoluto).

Mi apro alla Soluzione Chiave e integrale per uscire consapevolmente dalla zona di comfort.

Chiedo all’Infinito la realizzazione di tutti i potenziali positivi. 

Mi apro a riconoscere il Comfort Amore – Beatitudine.

Comportamento inaccettabile?

         Comportamento inaccettabile, è solo un’idea. Non ci sono comportamenti inaccettabili. Ciò che è accaduto era inevitabile accadesse. L’ineluttabilità non è questione di accettazione o rifiuto. Immaginare che un comportamento (evento) possa essere inaccettabile significa immaginare di poter rifiutare l’inevitabile.

         Non essere d’accordo, esprimere dissenso è ben diverso dal non accettare modi di pensare, agire. La qualità del dissentire dipende dalla qualità dell’argomentare. Senza spiegarsi i perché, cioè senza comprendere, non ci può essere dissentire, ma eventualmente meccanico opporsi, rifiutare. Non possiamo dissentire da ciò che non comprendiamo. Per dissentire veramente dobbiamo comprendere perché dissentiamo.

         Ci sono cose che riteniamo di capire perché interpretiamo la nostra ignoranza come conoscenza. Il dissentire è più legato al negare, l’argomentare all’affermare. Soltanto disporre di informazioni è nozionistica, non comprensione. Può essere molto utile sostituire con il punto interrogativo il punto alla fine delle nostre convinzioni.

Chiedo alla Verità l’aumento infinito della capacità di dialogare e argomentare.

Discernere e miglioramenti

Il timore di non essere valutati positivamente può essere usato come stimolo per chiedersi modo illuminante: in che misura gli altri possono veramente considerare il mio comportamento? In che misura sono consapevoli di me, mi vedono, sentono? Vedo, sento, altri?

Mi apro a riconoscere e superare le mie proiezioni.

Mi apro a riconoscere e superare le proiezioni altrui.

         Essendo ogni esperienza interiore non possiamo percepire gli altri.

         Se non discernono, gli altri non possono vedere i nostri effettivi miglioramenti, anche perché subiscono le proprie proiezioni. Scorgere il miglioramento effettivo (non concettualizzato in base alle tendenze del momento) esige la necessaria consapevolezza: la chiarezza che umanizzarsi (diventare esseri umani migliori) è la vera esigenza. Altrimenti siamo destinati a vedere soltanto cosiddetti miglioramenti della formalità esistenziale. La forma deve essere in funzione dell’umanizzazione che è l’impulso fondamentale dell’essere umano.

         Chi non discerne e non conosce le vere esigenze può intendere il nostro miglioramento soltanto come adeguamento alle sue proiezioni. In questo caso i miglioramenti effettivi (cioè una maggior umanità) possono essere interpretati anche come peggioramento, magari perché guastano il giocattolo delle dinamiche viziate.

            Il migliorarci non dovrebbe essere spinto dal bisogno di ottenere l’approvazione altrui. Chi è succube del falso non può approvare il giusto. Lo scopo è la vita autentica e non l’adeguamento alle aspettative altrui. Trasgredire il giusto e soggiacere all’ingiusto non fanno parte dell’arbitrio.

         Migliorarsi significa dare maggior significato alla vita realizzando le vere esigenze: non diventare migliori esseri umani significa soffocarsi. Migliorarsi significa automaticamente approvarsi. Non aumentare il grado di umanità è perpetuarsi in modo distruttivo. Senza miglioramento siamo noi stessi impedimento per ciò che potremmo-dovremmo essere.

Mi apro a riconoscere gli impedimenti come opportunità evolutive.

Mi apro alla realizzazione della struttura (interiore-esteriore) per il superamento consapevole di ogni impedimento.

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