
Mi affido alla Conoscenza Eterna per riconoscermi Conoscenza Eterna.
La Conoscenza esiste a prescindere dall’ignoranza. L’ignoranza non potrà mai creare Conoscenza: la Conoscenza è Eterna, increata. La Conoscenza è l’Onniscienza: la Coscienza aspetto fondamentale dello Stato Originale. Intesa nel senso stretto del termine, cioè come Coscienza, la Conoscenza Immanifesta, è propria soltanto dello Stato Originale di cui facciamo parte in quanto Identità.
Mi apro a sincronizzare il volere con lo Stato Originale.
Mi apro a sincronizzare il sentire con lo Stato Originale.
Mi apro a sincronizzare il pensare con lo Stato Originale.
Nel senso ampio del termine la Conoscenza arriva però fino al piano esistenziale del Pensiero Vivente fino al punto in cui a causa della trasmigrazione delle vibrazioni iniziano i cosiddetti veli di Maya, che possono essere intesi come diversi gradi di ignoranza, ma non per questo vanno rigettati, anzi.
Mi apro a riconoscermi Pensatore di Pensieri Viventi.
Dalla prospettiva dell’essere umano terrestre l’ignoranza è la base della via verso la Conoscenza. L’umanizzazione è anche trascendimento di gradi di sempre minor ignoranza fino al PresentarSi del Pensiero Vivente prima e della Coscienza-Conoscenza poi. L’ignoranza non va vista come male di per sé, ma come tappa evolutiva e base di maggior consapevolezza per riconosceSi Coscienza-Conoscenza.
Mi apro al riconoscimento e trascendimento dell’ignoranza.
Ignoranza esistenziale
L’esistenza è tutto, perciò ogni forma di ignoranza-conoscenza non può che essere esistenziale. In questo testo come ignoranza esistenziale si intende però la mancanza di sapere umanizzante.
Il male è ignoranza esistenziale che obbliga, prima o dopo a cercare sapere umanizzante. Inizialmente l’ignoranza è uno stato fisiologico. Per esempio, per un neonato non possiamo dire che sia in preda al male per il semplice fatto che non sa scrivere. L’analfabetismo non è però un bene: è sicuramente bene imparare a scrivere.
Mi apro alla realizzazione interiore dell’alfabeto e del linguaggio del Bene Assoluto.
Lo sviluppo della concettualità consapevole, pertanto consapevolizzante, è un processo molto importante per l’umanizzazione, anche se ci si può umanizzare qualitativamente anche senza sviluppare particolari capacità concettuali.
Usata come base per aumentare il grado di consapevolezza l’ignoranza è il male minore: la massima ignoranza individuale è la base per l’individualizzazione dell’esprimersi della Conoscenza (Stato Originale più Pensiero Vivente). In quanto Identità siamo anche Onniscienza, in quanto essere umano nell’ambito dei veli di Maya siamo ignoranza.
Chiedo all’Onniscienza di aiutarmi a fruire dei veli di Maya in modo da trascenderli.
Ignoranza esperienziale
Esperienzialmente lo Stato Originale è Beatitudine. Trattandosi dell’esperienzialità originale sulla quale si fondano tutte le altre esperienze (in modo simile a come sull’acqua totalmente pura si basano vari gradi di impurità dell’acqua) è giusto prendere la Beatitudine come standard di qualità esperienziale.
In base a tale standard l’ignoranza esperienziale è determinata da quanto le esperienze si differenziano dalla Qualità Beatitudine, anche perché tali lacune esperienziali (“distanza dall’esperienzialità primaria-originale”) impediscono di ConoscerSi: in quanto Identità siamo Beatitudine.
Chiedo alla Beatitudine che Sono di emergere Ora.
Essendo la Beatitudine senza afflizione dell’ignoranza esperienziale fa parte anche la sofferenza umanizzante. Bisogna però darle valore diverso rispetto all’afflizione degenerativa. In quanto conseguenza di purificazione e consapevolizzazione l’afflizione umanizzante è positiva e fa parte del sapere esistenziale, nel senso che fa parte del processo di aumento della consapevolezza (leggi: anche di superamento della sofferenza degenerativa). L’afflizione umanizzante è ignoranza in “dissoluzione”, che lascia spazio all’emersione di livelli esistenziali superiori.
Ignoranza esistenziale concettuale
L’ignoranza esistenziale concettuale è sia l’insieme di concetti non umanizzanti sia la mancanza di concetti umanizzanti fruiti in modo consapevole: possiamo sapere verità spirituali che però rimangono lettera morta, cioè nell’ambito dei pensieri morti. I concetti spirituali devono essere usati per far emergere il Pensiero Vivente fino al presentarsi della Conoscenza Coscienza. L’emersione della Prospettiva Identità fa riconoscere la Verità a cui indicano le verità potenzialmente umanizzanti. Soltanto la Prospettiva Identità permette di riconoscere la Verità su Sé Stessi: i concetti non sono la Verità perché non sono la Vita. Il grado raggiunto di umanità non è questione di concetti, ma di quanto esprimiamo qualitativamente l’Umano che siamo in quanto Identità: la Prospettiva Identità è la base dell’Autentico esprimersi. Disporre di concetti umanizzanti non nobilitati dall’aumento di umanità è un aspetto dell’ignoranza esistenziale concettuale, anche quando si tratta di profonde verità idee spirituali.
Abbandono i concetti limitanti alla Verità.
Mi apro al concetti altamente umanizzanti.
Concettualità consapevole
La realizzazione del bene è anche questione di concettualità fruita consapevolmente. Maturare spiritualmente significa anche fruire della mente concettualizzante in funzione dell’umanizzazione.
Concettualizzare bene significa ragionare e non soltanto produrre concetti. Ragionare spiritualmente significa anche vedere i propri concetti, sentirne il gusto, percepirne il grado di veridicità spirituale, non soltanto sapere il livello di logicità.
Mi apro alla realizzazione della concettualità consapevole.
Seppur logico un determinato ragionamento è ristretto rispetto a uno abbracciante verità più ampie: di maggior respiro cosmico e soprattutto pre-cosmico. Ci possono essere ragionamenti pienamente logici, ma limitati (leggi: fuorviati), per esempio dall’idea che la coscienza è un epifenomeno cerebrale, cioè che esige l’attività cerebrale. L’elaborazione delle impressioni sensoriali fisiche, le emozioni e i concetti esigono il cervello, ma la Coscienza esiste a prescindere dal cervello.
Per ragionare ampiamente è necessario comprendere anche le dinamiche spirituali, non solo quelle materiali. Tutte le verità̀ sono chiaramente verità, ma ben fruite verità di maggior qualità possono far scorgere le verità inferiori come minori, anche perché prive della conoscenza caratteristica per le verità di maggior ampiezza verticale e orizzontale.
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